Una variopinta carovana di 415 auto storiche per un valore totale praticamente inestimabile, condotte da piloti anch’essi di adeguata consistenza finanziaria o adeguata notorietà in vari campi, partirà oggi da Brescia per attraversare mezza Italia, arrivare a Roma e tornare indietro. E’ la 31esima rievocazione della Mille Miglia. Per molti uno “spettacolo magnifico”, oppure uno “straordinario museo viaggiante”. Certamente rappresenta un colossale business. Visto da un altro punto di vista, quello dei detrattori, tecnicamente si tratta di 415 auto non catalizzate, inesorabilmente rumorose con marmitte di sicuro non conformi alle normative vigenti, per la maggior parte di grossa cilindrata con velocità possibili anche di 280 km/ora, quasi tutte senza cinture di sicurezza né tantomeno altri sistemi di sicurezza oggi obbligatori o indispensabili, come l’Abs e gli airbag (quindi con piloti e copiloti in una situazione di grave rischio anche se a onor del vero gli incidenti sono rari). Il tutto in un applaudito viaggio di 1600 chilometri.

I privilegi per i possessori di auto storiche
Come accade tutti gli anni, sul bordo di provinciali e statali che attraversano i luoghi più belli e puri d’Italia tra vallate emiliane, passi appenninici e spianate laziali, si sgranerà una folla di migliaia di persone ad applaudire ricchi e straricchi piloti che, secondo le critiche, per soddisfare una passione privata vanno ad occupare, inquinando come non è più possibile per gli altri comuni mortali, per quattro giorni il suolo pubblico. Si ripete, quindi, una vecchia corsa di velocità pura che si tenne dal 1927 (sponsorizzata da Mussolini), fino al 1957, con l’interruzione della guerra, e abolita quando un incidente provocò la morte di un pilota e del suo copilota su una Ferrari e fece altre 9 vittime tra gli spettatori, tra cui 5 bambini a Guidizzolo. Oggi le stesse auto di allora, senza alcuna modifica (quindi consumi del tempo ed emissioni conseguenti) possono partecipare a questa rievocazione. Mentre l’opinione pubblica ha decretato che le supercar moderne insieme a tutti i Suv sono oggetti inutili e disdicevoli e i loro proprietari degni di pubblico ludibrio, si ripete una parata di macchine da esibizione che possono costare anche due o tre milioni di euro. E uno Stato che, con il governo Monti e le sue tasse, ha ucciso il comparto delle auto “di lusso” – tutte emigrate all’estero insieme alle barche e agli aeroplani da turismo – consente che queste auto preziose non paghino neppure il bollo ordinario (ridotto ad una cifra ridicola) e nemmeno un’adeguata assicurazione. Solo perché sono auto storiche: da qui tutti i privilegi in deroga alle leggi sull’inquinamento e la sicurezza. Per loro, il “bollo” inteso come tassa di possesso non esiste, ma è diventato, per l’art.63 della legge 342/2000, una tassa di circolazione forfettaria che a seconda delle regioni, varia dai 25,40 euro del Veneto ai 60 euro annui (ma è un’eccezione) della Toscana. Indipendentemente da cilindrata, valore, emissioni allo scarico.

Il business del “museo viaggiante”
Chi ci guadagna? Il business è gigantesco. Prima di tutto i privati, cioè i proprietari del marchio: la 1000 Miglia S.r.l., una società totalmente partecipata dall’Automobile Club di Brescia, proprietario del nome e del marchio della Freccia Rossa. A cominciare banalmente dalla quota d’iscrizione di quest’anno, circa 7500 euro, che moltiplicata per i 415 partecipanti vuol dire un incasso di oltre 3 milioni  di euro. Poi gli sponsor. Quest’anno la Mercedes che giustamente sfrutta la grande visibilità, il merchandising, la pubblicità, i diritti d’immagine, l’indotto, alberghi, ristoranti che accolgono una carovana di qualche migliaio di auto (comprese quelle dell’assistenza e degli accompagnatori) che attraversano l’Italia. In più il valore specifico di un’auto che ha partecipato alla Mille Miglia storica inevitabilmente sale, qualche volta raddoppia. “La corsa più bella del mondo”, così la chiamano, “un momento di grande visibilità per Brescia” ripetono da sempre organizzatori e notabili locali, tanto che il candidato sindaco Pd Emilio Del Bono ha parlato in campagna elettorale di rilancio della città (che ha speso 750mila euro per avere la tappa finale del Giro d’Italia il 26 maggio), “sfruttando il il driver della Mille Miglia come motore per lo sviluppo di un  territorio ricco di risorse culturali, enogastronomiche, paesaggistiche”.

Tutte le altre Mille Miglia d’Italia: lì dove osa il privilegio
Resta il fatto che le auto storiche godono di privilegi che per molti sono intollerabili, mentre i comuni mortali in utilitaria devono, giustamente, rispettare tutti le restrizioni sempre più rigorose e le “euro zero” da tempo sono fuorilegge in assoluto. La Mille Miglia è certo l’evento più eclatante, ma solo nell’ultimo mese il calendario italiano delle gare con auto d’epoca ha visto il 1° maggio il Trofeo Levoni a Castellucchio di Mantova; lo stesso giorno la Cronoscalata del Monte Maddalena (sempre a Brescia, su una collina proprio in città); il giorno 3 la Lecce-Gallipoli-Corigliano nel Salento e la Coppa Sila da Cosenza a Limigliatello; il giorno 4 quattro gare, in Sardegna (la Cagliari-Belvi), a Pove del Grappa, a Caltanissetta (la Ronde delle Zolfare) e a Bergamo; il 5 maggio la 100 Miglia (solo cento) delle Terre Gonzaghesche a Gaustalla, la Transappenninica da Cervia a Milano Marittima. E questo solo nella prima metà del mese. Il calendario completo prevede per il 2013, salvo cambiamenti, 32 manifestazioni in tutta Italia a maggio, 42 a giugno, 13 a luglio, 6 ad agosto, 20 a settembre, 13 a ottobre, 3 a novembre, una anche a dicembre e febbraio: 131 in totale. Senza contare quelle minori e locali, oltre ai raduni di marca. Per poi ricominciare con il 2014.

L’escamotage ha un nome: Automotoclub Storico italiano
Insomma un esercito di auto che non potrebbero circolare, ma che hanno trovato l’escamotage dello status di auto storiche. L’escamotage si chiama Asi, Automotoclub Storico Italiano costituito nel 1966 e riconosciuto Ente morale di diritto privato per decreto del Presidente della Repubblica n.977 del 24 ottobre 1980. Si tratta di “una Federazione composta da 250 club federati e 29 club aderenti, che riunisce oltre 140mila appassionati di veicoli storici e rappresenta istituzionalmente il motorismo storico italiano presso tutti gli organismi nazionali ed internazionali competenti” si legge sul suo sito. “L’Ente, statutariamente, sostiene e tutela gli interessi generali della motorizzazione storica italiana, valorizzandone l’importanza culturale, storica e sociale”.


In sostanza l’Asi promuove la conservazione ed il recupero di qualsiasi veicolo a motore che abbia compiuto vent’anni. La spiegazione? “Questi mezzi sono stati protagonisti attivi e insostituibili della storia del Ventesimo secolo, esprimendone l’evoluzione tecnica, di costume e sociale”. Non è un fenomeno solo italiano: gare di auto storiche, ma in numero decisamente minore, cioè poche all’anno, si fanno in Francia, in Germania, in Austria, in Croazia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, perfino in Svizzera ma nel calendario internazionale non si legge praticamente mai il nome di Paesi che hanno fatto del rigoroso rispetto delle leggi e del rispetto dell’ambiente (oltre il rispetto della logica generale) punti essenziali, come i Paesi Nordici.

Peraltro secondo l’Asi qualsiasi mezzo semovente con più di vent’anni, conservato nello stato originale, ha diritto a essere iscritto come veicolo storico, perfino un’Alfa 33, con tutto il rispetto, o una Panda, dando al proprietario vantaggi notevoli: la libera circolazione con marmitte velenose e rumorose (se non è auto storica cioè iscritta all’Asi, deve sottostare alla normale revisione), niente cintura di sicurezza e possono perfino circolare senza fari accesi di giorno fuori dai centri abitati, come obbliga il codice. In certi casi il permesso di circolare è legato alla partecipazione ad una gara: ma cosa ne sa l’agente che ferma l’auto storica se davvero sta andando ad un raduno? In fondo è un modo legale per non pagare le tasse che tartassano l’auto: comprarsi una Porsche del 1993, una bella “964” per esempio, pagando fra l’altro una cifra ridicola anche per il passaggio, circa 125 euro, concettualmente moderna e sicura come un’auto moderna, che costa come una Punto e paga meno tasse di un ciclomotore e usarla tutti i giorni è assurdamente legale. Ma se si hanno i milioni necessari per una Ferrari degli Anni ’50 il discorso non cambia. I privilegi sono gli stessi.