Il blocco temporaneo della valvola pneumatica di avviamento, le comunicazioni tra la plancia di comando e la sala macchine e tra la plancia e la società armatrice e i rimorchiatori, la manutenzione dei macchinari e della strumentazione di bordo: è attorno a questi tre nodi che ruota l’inchiesta della Procura di Genova sul disastro al porto avvenuto la sera del 7 maggio, costato la vita a nove uomini – l’ottavo corpo è stato trovato e recuperato dai sommozzatori sotto il punto in cui è crollata la torre – di cui uno risulta ancora disperso.

Al momento nel registro della Procura vi sono solo i nomi del comandante della Jolly Nero, Roberto Paoloni, e del pilota che era a bordo, Antonio Anfossi, indagati per omicidio colposo plurimo. Ma la Procura ha confermato che ci saranno altri indagati. Lo si capisce anche dai quesiti posti dai magistrati ai due ammiragli della Marina Militare Mario Caruso e Claudio Boccolatte, scelti per eseguire la perizia sulla nave. A loro infatti il pm Walter Cotugno ha dato un “ampio mandato”, chiedendo di svolgere accertamenti sull’intero apparato motore e sulla strumentazione, per capire se c’è stata un’avaria, quando questa si è verificata e perché. Ma ha anche chiesto di controllare tutti i documenti di bordo e la loro regolarità: il che significa che si vuole stabilire senza ombra di dubbio se siano stati fatti tutti i controlli e le revisioni previste dalla normativa, se siano stati fatti rispettando i tempi previsti e se siano stati fatti in modo corretto.

In questo senso va anche l’acquisizione dei tabulati delle telefonate intercorse quella notte tra la Jolly Nero – che proprio oggi è stata spostata dal molo ‘Sech’, dove era ormeggiata dalla notte dell’incidente, all’area delle Riparazioni navali – la società armatrice, la Guardia costiera, i rimorchiatori. Con il crollo della torre, infatti, le comunicazioni via radio sono saltate e i successivi dialoghi sono avvenuti tutti via cellulare. E’ certo che la Procura disporrà ulteriori accertamenti anche presso la compagnia Messina e i Rimorchiatori riuniti, tanto più dopo che la società armatrice, con una nota ufficiale, ha dichiarato: “Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni come la Jolly Nero”. Nessun commento ufficiale da parte della Rimorchiatori riuniti, ma ufficiosamente la società ha fatto sapere tramite un comandante: “Dalla nave non è arrivata alcuna segnalazione di allarme”.

E’ proprio ciò che la Procura vuole chiarire: accertare quando, come e cosa si sono detti i protagonisti della vicenda prima e dopo il crollo della torre. Risposte che potrebbero arrivare dal registratore digitale delle trasmissioni Vhf dei piloti, recuperato dai sub nei resti della torre.

In attesa delle risposte dei periti, che hanno 60 giorni di tempo per la relazione, l’ipotesi allo stato considerata più credibile è quella del blocco temporaneo della valvola pneumatica di avviamento, cioè del meccanismo che consente l’inversione della rotazione dei motori e, dunque, il passaggio dalla marcia indietro alla marcia avanti. Il blocco temporaneo della valvola – un tipo di avaria non impossibile, fanno notare gli esperti – potrebbe aver impedito al comandante della Jolly di dare il ‘marcia avanti’, portando la nave contro la torre. Da chiarire poi se la marcia avanti sia entrata subito dopo l’urto o successivamente, quando la Jolly Nero si è mossa con i rimorchiatori per raggiungere l’ormeggio indicato dalla Guardia Costiera.