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“Caporalato nell’Alta Velocità Napoli-Bari”: l’indagine. Le intercettazioni: “Dormono 3-4 ore ed escono di nuovo”

Le telefonate dei vertici di Areco: "Notte e giorno fanno". Si parla anche di "ruderi in campagna" per alloggiare gli operai egiziani: "Ci devo mettere una decina di talebani"
“Caporalato nell’Alta Velocità Napoli-Bari”: l’indagine. Le intercettazioni: “Dormono 3-4 ore ed escono di nuovo”
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Le intercettazioni sono considerate autoevidenti, il caporalato degli egiziani era una prassi in alcuni cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari. Nell’ottobre 2024 è Dante Salzillo, uno dei dominus di Areco Srl, una delle società impegnate nei lavori, a parlarne espressamente: “Con il caporalato… ma quello è un caporalato eh attenzione! … tu lo sai che gli egiziani hanno il caporalato?… “notte e giorno fanno, il giorno in galleria e la notte là!”, precisando che “la notte là dormono 3/4 ore ed escono di nuovo”. Turni anche di “10, 12, 14, 16, 20 ore” per lavoratori egiziani impiegati in condizioni “disumane e sottopagate”, scrive il giudice per le indagini preliminari di Napoli in un passaggio dell’ordinanza.

E infatti tra i dieci ai domiciliari nell’inchiesta sulle tangenti intorno ai lavori dell’Alta velocità c’è un uomo di origine egiziana, Ali Salah Ali Abdelati. È lui a essere considerato il regista del caporalato. La Procura guidata da Nicola Gratteri – inchiesta della Finanza e del pm Henry John Woodcock – lo colloca a capo di un sistema di reclutamento completamente fuorilegge e costruito sulla violazione di tutte le norme sul lavoro. Formalmente dipendente di Areco S.r.l., Salah in realtà era l’intermediario della manodopera egiziana da impiegare per loro nei cantieri Nacav, Hirpinia Av e Telese. E, secondo una intercettazione, arrivava a guadagnare mezzo milione di euro all’anno.

Areco srl, tramite l’egiziano, è considerata il veicolo per formalizzare assunzioni fasulle grazie alle quali regolarizzare la posizione dei lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno. Pagando il caporale. Giugno 2025, ancora Dante Salzillo: “(Ali Abdelati, ndr) si sta vendendo i permessi di soggiorno a mille e cinquecento euro ciascuno…”. E poi: “Serve l’azienda per assumere, perché tu ci devi dimostrare l’assunzione. E chi meglio di noi!”. Altre intercettazioni dimostrano che Salah aveva pieno controllo dei suoi operai e la sua sfera di influenza si allargava anche alle loro famiglie in Egitto: “Salah dà a campare pure i genitori di questi qua, perché gli mandano le persone”, mentre l’interlocutore di Salzillo replica: “È come se avesse i carcerati”.

Marzo 2024, altro episodio di caporalato. I finanzieri ascoltano Salzillo che cerca “un rudere di campagna” per alloggiare una decina di lavoratori extracomunitari, spiegando: “Ci devo mettere dentro una decina di talebani”. In cambio della sua ‘intermediazione’, secondo le accuse, Salah tratteneva una tangente sulla parte delle somme destinate agli operai che transitavano tramite lui. Nel gennaio 2026, sempre Salzillo parla con l’egiziano: “Io i soldi li ho dati a te e tu li devi pagare a questi… la differenza te l’ho data a soldi” e “Se la busta paga esce mille euro e quello deve prendere mille e cinque, io ti ho dato mille e cinque”.

E i guadagni si moltiplicavano. Tanto da alimentare appetiti su investimenti immobiliari in Egitto. Le indagini hanno documentato un’operazione finalizzata al trasferimento di circa 300.000 euro nello Stato africano. Salah si era rivolto a Dante Salzillo. Questi ne aveva parlato con Domenico Di Lillo, negli ambienti malavitosi ‘o Purusiello’. Per gli inquirenti è vicino al clan Belforte. Salzillo con lui individua le modalità dell’operazione relative a 40.000 euro già nella sua disponibilità: “Tu fai il bonifico e garantisco io, vieni da me e ti dò i soldi”. La risposta di Di Lillo: “Sì lo facciamo, non deve sapere niente nessuno”.

Secondo gli inquirenti, venivano truccate anche le norme in materia di formazione obbligatoria sulla salute e la sicurezza. Dante Salzillo, Raffaele Salzillo e Ali Abdelati sono accusati di aver falsificato la documentazione relativa alla frequentazione dei corsi di formazione di diversi dipendenti di Areco. Lasciando i lavoratori privi di un’adeguata preparazione sui rischi connessi alle mansioni esercitate. Salah era indicato come il ‘traduttore’ dei finti corsi in lingua araba. Ed Areco utilizzava fogli in bianco già sottoscritti dall’egiziano.

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