Il Pd sceglierà un “segretario di garanzia” all’assemblea di sabato. Sarà lui a traghettare il partito fino al congresso che si terrà in ottobre, come da statuto. Nessun anticipo del congresso a giugno o luglio, quindi. Una soluzione che avrebbe consentito di individuare una cabina di regia definitiva per intervenire il prima possibile sul rischio di implosione del Pd. Dalla riunione del coordianmento del partito, il cosiddetto ‘caminetto’, è uscita una scelta diversa, che evidenzia tutte le difficoltà del momento: un gruppo ristretto, composto dai vicepresidenti dell’assemblea, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza e il coordinatore dei segretari regionali, Enzo Amendola e David Sassoli, capo delegazione al Parlamento europeo, avrà il compito di fare vere e proprie ‘consultazioni’ con le varie anime del partito per arrivare a individuare una figura che guidi il Pd fino a ottobre.    

Durante la riunione di questa sera erano state espresse anche posizioni diverse. Pier Luigi Bersani aveva dichiarato: ”Siamo in una situazione molto delicata”. Per questo il congresso è “da fare prima che si può”. Prima di ottobre, quindi. Tra i nomi di chi potrebbe prendere le redini del partito dopo il congresso c’è sempre quello di Gianni Cuperlo, sostenuto tra gli altri dai dalemiani. Si è invece tirato fuori dalla corsa Guglielmo Epifani, dopo che ieri è stato eletto presidente della commissione Attività produttive della Camera: “Non è nell’orizzonte delle mie cose e delle mie scelte guidare il Partito democratico – ha detto l’ex segretario della Cgil – mentre invece ho voglia di aiutare il processo di rigenerazione”.

Tra i papabili a succedere a Bersani si fa anche il nome di Anna Finocchiaro, che però in serata ha detto di non essere “mai stata in campo”. Per il ruolo pro tempore (fino a ottobre) in salita le quotazioni del giovane capogruppo alla Camera Roberto Speranza, le cui possibilità sono in crescita, e Pierluigi Castagnetti, che oggi ha incassato l’appoggio di Pippo Civati, uno dei ribelli del Pd che non ha votato la fiducia al governo Letta: “Chiedo che il reggente sia reggente e non si candidi alla segreteria del Congresso. La candidatura che mi ha convinto di più in queste ore è quella di Pierluigi Castagnetti, che mi sembra uno dei pochi dirigenti del centrosinistra davvero super partes”, ha detto Civati, che per il momento non vede il rischio reale di scissione del partito: “L’unica scissione è del Pd rispetto al suo elettorato”. 

E per rinsaldare il rapporto con la base a tre giorni dall’assemblea nazionale, 15 giovani deputati del Pd hanno scritto ai militanti di OccupyPd, che annunciano nuove proteste per sabato. Nella lettera i deputati chiedono un incontro, venerdì mattina, per “parlare insieme, trovare un percorso per rifondare il Partito democratico”. E le scelte che sabato verranno prese dall’assemblea nazionale saranno determinati non solo per il futuro del partito, ma potranno influire anche sul futuro del governo Letta. Tanto che il premier vorrebbe alla guida del Pd, fin da ora, una figura autorevole che riesca a tenere il partito unito dietro alla scelta di appoggiare l’esecutivo insieme al Pdl. Dopo un inizio che per l’esecutivo è stato zoppicante, con le polemiche sull’Imu e i mal di pancia degli esponenti democratici nell’assecondare l’elezione di Francesco Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato, avvenuta oggi dopo tre fumate nere, con i membri Pd che hanno votato scheda bianca.

La situazione, insomma, è particolarmente delicata. E in mattinata, per fare il punto anche sulla scelta del prossimo segretario Bersani ha incontrato Matteo Renzi. “Quale che sia il nome – ha detto il sindaco di Firenze – non sono io che faccio problemi. Io sono per fare politica. E anche in relazione al rapporto che ho con Letta, io non voglio mettermi di traverso ma dare una mano”.