Meno laicità, meno diritti per tutti. Soprattutto per le donne. Marisa d’Amico, docente ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e avvocato cassazionista, nel suo ultimo libro s’interroga sul principio della laicità come colonna fondante del nostro Stato. In La laicità è donna (ed. L’asino d’oro), la professoressa riflette su come, nell’ultimo decennio, lo smarrimento del principio di laicità abbia inciso negativamente soprattutto sulla condizione delle donne.

“Una politica ‘maschile’, non laica – è il pensiero dell’autrice – ha dato alla luce una legge ideologica come la 40 sulla procreazione assistita e ha consentito l’erosione dei diritti garantiti dalla legge 194 sull’aborto“. “Negli ultimi anni c’è stata un’involuzione. La politica ha voluto imporre i propri valori a discapito dei diritti delle donne – spiega ancora la scrittrice – C’è stato un attacco subdolo a leggi fondamentali per la tutela della salute e della libertà di scelta delle donne: l’obiezione di coscienza rende inapplicabile la 194 in molti ospedali. Senza contare che il divieto di fecondazione eterologa e di ricerca scientifica sull’embrione ci rendono fanalino di coda in Europa”.

Lei parla di laicità come “casa comune”: cosa significa?
La laicità costituzionale non contrappone i cattolici ai laici, come erroneamente si pensa oggi. La laicità è quella casa comune in cui tutti i cittadini, credenti e non, si riconoscono nel metodo e nelle proprie diverse visioni della vita, senza tentare di prevaricare gli uni sugli altri. Solo in uno Stato laico il ruolo della religione e dei credenti nella società può svolgersi al meglio, perché fondato sulla tolleranza e sul pluralismo.

Quando le donne diventano nemiche delle donne?
Quando sono in minoranza. In sociologia si considera come minoritaria quella parte costituita dal 30% del totale. Nei settori in cui le donne sono poche, piuttosto che fare rete come gli uomini, spesso si danneggiano tra loro pensando così di farsi strada.

Lei è favorevole alle quote rosa?
Inizialmente ero contraria, ma ora credo siano necessarie perché garanzia di pari opportunità di accesso alla carriera, ma devono essere valide per un tempo limitato. Ora, dopo la politica e il mondo aziendale, se ne parla anche nel mondo dell’avvocatura. Le quote sono comunque un primo passo necessario contro le discriminazioni.

Qual è il diverso apporto delle donne alla vita pubblica?
Il punto di vista femminile prevede un approccio diverso ai problemi. Le donne possono dire la loro su qualsiasi argomento. Anche nel mondo economico il contributo femminile può essere rilevante: basti pensare che spesso le aziende gestite dalle donne sono più virtuose.

Come sconfiggere il “silenzio subdolo” di cui lei parla nel libro?
Facendosi sentire, facendo appello alle giovani donne e unendoci a loro nella salvaguardia della libertà e dei diritti che abbiamo ereditato dalle lotte e dalle conquiste del passato.

Nel libro si parla anche di femminicidio: quale lettura dà di questo fenomeno?
È mia intenzione dedicare al femminicidio un capitolo a parte nella seconda edizione del libro. È un fenomeno che indica chiaramente ccome la parità tra uomo e donna non è mai stata raggiunta. Gli spot tv sessisti e la visione che i mass media rilanciano della donna come oggetto di piacere sono tra i fattori che “educano” alla violenza, specie rispetto ai giovani. E’ un meccanismo che Lorella Zanardo spiega perfettamente nel suo documentario “Il corpo delle donne“. Eppure qualche politico l’ha fatto diventare un modello di vita.

Tra uomini e donne può esserci collaborazione nel percorso di consapevolezza dei propri diritti individuali?
Dovremmo imparare a chiedere aiuto agli uomini, specie sul tema della violenza, frutto di relazioni non equilibrate tra i sessi. Bisogna lavorare insieme perché uomini e donne possano occupare in modo paritario lo spazio privato e pubblico. In vent’anni si sono fatti numerosi passi indietro su diritti civili che consideravamo acquisiti. Il cammino verso l’affermazione della laicità è lunghissimo. Ed è un cammino che passa prima di tutto dall’istruzione delle giovani generazioni.