Condannare tutti gli imputati a pene comprese tra i 2 anni e i 6 anni e otto mesi di reclusione. Queste le richieste dei pm al termine della requisitoria nel processo per la morte di Stefano Cucchi. In particolare i pm Barba e Loy hanno chiesto la condanna più alta, 6 anni e otto mesi di reclusione, per Aldo Fierro, il primario del reparto dell’ ospedale Sandro Pertini. A seguire i pm hanno chiesto sei anni per i medici Stefani Corbi e Flaminia Bruno, cinque anni e mezzo per i medici Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e due anni per il medico Rosita Caponetti. Quattro anni di reclusione sono stati chiesti per i tre infermieri: Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. Due anni di reclusione è la richiesta per gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

I pm: “Cucchi morì di fame e di sete”
Cucchi “morì di fame e di sete, anche se c’erano una serie di patologie che lo hanno portato alla morte insieme alla mancanza di cibo” ha detto il pm Francesca Loy durante la requisitoria. “Non servivano esperti per dirci la causa di morte – ha aggiunto il pm – Bastava vedere le foto. Stefano muore perché non è stato alimentato, curato per le patologie di cui soffriva, perché si è rifiutato di nutrirsi e perché nessuno dei medici si è curato di farlo nutrire. Le lesioni provocate dagli agenti penitenziari nelle celle di piazzale Clodio hanno avuto una valenza meramente occasionale sul piano della morte, non conseguenziale”.

“Il comportamento di medici e infermieri fu sintomo di indifferenza”
Per i rappresentanti dell’accusa, il comportamento dei medici e degli infermieri dell’ospedale “non fu colposo, ma un chiaro sintomo dell’indifferenza che hanno avuto nei confronti di quel paziente”. Nessun dubbio, quindi, sulla configurabilità del reato di abbandono d’incapace per il personale medico. “Davanti ai rifiuti del giovane, un paziente maleducato, scontroso, medici e infermieri hanno lasciato perdere – spiegano i pm – Le loro carenze non sono solo negligenze, ma denotano proprio l’assoluta indifferenza nei confronti di Stefano”.

“Stefano magro come i prigionieri di Auschwitz”
Per far capire cosa accadde in quei giorni il pubblico ministero Loy ha usato parole molto dure: secondo il magistrato Cucchi “era una persona di magrezza patologica, di quelle che abbiamo visto di rado, per lo più nei film che raccontano quanto successo ad Auschwitz”. Per il resto, Cucchi “era lungi da essere un giovane sano e sportivo. Era un tossicodipendente con conseguenze sul suo stato fisico e sugli organi vitali che tutti possiamo immaginare. Soffriva di crisi epilettiche e sono stati documentati 17 accessi a pronto soccorso negli ultimi dieci anni. Non è normale che uno va al pronto soccorso due volte l’anno da quando aveva 18 anni. I periti definiscono le sue condizioni di grave deperimento organico. Durante la degenza al Pertini ha perso dieci chili”.

“Non fu un pestaggio, ma comunque una violenza gratuita”
Sulla questione delle lesioni riportate dal giovane, il messaggio della pubblica accusa è stato chiaro: “Secondo tutti i periti sono modeste anche se dolorose – ha detto il pm – Siamo convinti che le lesioni causate a Cucchi dalla polizia penitenziaria più che da un pestaggio siano state lesioni lievi, probabilmente determinate da un calcio o una spinta con caduta a terra. Una violenza gratuita inflitta a un detenuto che in quel momento teneva un comportamento ritenuto insopportabile”.

Ilaria Cucchi: “Medici responsabili, abbiamo fiducia nella Corte”
In una delle ultime udienze i periti della Corte d’assise avevano dichiarato che la morte di Cucchi era stata determinata dall’incuria dei medici che ”non trattando il paziente in maniera adeguata ne hanno determinato il decesso”. Dunque, “l’evento morte era prevedibile”. La famiglia sostiene, com’è ormai noto, che il giovane fu anche picchiato e quelle violenze portarono al ricovero in ospedale e poi alla morte. “Non posso accettare che non sia riconosciuta la verità su quello che è successo a Stefano – dichiara Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano – Tutto il resto non mi interessa. La verità la sanno tutti. Speravo che entrasse anche nell’aula di giustizia. Ripongo nella Corte tutta la mia fiducia perché ogni risposta non coerente con quanto accaduto a Stefano, ogni risposta ipocrita, non la possiamo accettare”. “Io e la mia famiglia – ha aggiunto – ci siamo sottoposti a questo processo lunghissimo e dolorosissimo sul piano emotivo. Lo abbiamo fatto perché continuiamo a sperare che si riconosca la verità. L’atteggiamento che abbiamo notato oggi in aula è perfettamente coerente con quello che è stato l’atteggiamento della procura, tanto che spesso viene da chiedersi chi sono gli imputati nel processo per la morte di mio fratello”. Per Ilaria Cucchi, “la responsabilità dei medici è assolutamente gravissima e innegabile; non sono più degni di indossare un camice. Lo abbiamo sempre detto e continueremo a sostenerlo fino alla morte. Avrebbero potuto salvare mio fratello e non lo hanno fatto, si sono voltati dall’altra parte e non si può far finta di niente, come non si può far finta che Stefano sarebbe finito in quell’ospedale per cause che non c’entrano con il pestaggio”.

Sentenza prevista entro il 22 maggio
La sentenza del processo per la morte di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo all’ospedale, arriverà entro il 22 maggio. Per quella data infatti il presidente della III Corte d’Assise di Roma ha stabilito l’ultima udienza. Fitto il calendario: la prossima udienza è in programma il 10 aprile quando è previsto l’intervento della parte civile. Il 17 aprile i primi interventi dei difensori. Oggi in aula, come dalla prima udienza, anche la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi insieme con la madre e il padre.