Appassionate e coraggiose, lo sono entrambe. Abituate a stare tra la gente, conoscitrici di Roma: questi i punti che accomunano le due donne in corsa alle primarie del centrosinistra per scegliere il sindaco della Capitale da contrapporre al primo cittadino uscente del Pdl Gianni Alemanno.

Gemma Azuni e Patrizia Prestipino, sparite dalle pagine di molti giornali e dagli schermi dei telegiornali durante la campagna elettorale, hanno dovuto alzare la voce per farsi sentire. Al punto che la prima ha dichiarato di voler far appello al garante delle primarie, la seconda ha manifestato sotto la statua di Madama Lucrezia, simbolo delle donne a cui viene negato il diritto di parola.

Tra i sei nomi in lizza, sono quelle che forse meglio conoscono la macchina amministrativa: entrambe si sono trovate a gestire il XII municipio, nel cui perimetro ricade il Laurentino 38, una delle zone più difficili di Roma, quartiere di case popolari, di occupazioni, di degrado, ma anche di tante associazioni civiche che costituiscono il territorio di partenza di queste due “anti-big”. Perché proprio contro i big del Pd, le due outsider (come outsider è il 28enne Mattia Di Tommaso) si devono scontrare. Contro il chirurgo e senatore Pd, Ignazio Marino; contro David Sassoli, ex mezzo busto del Tg1 e ora capogruppo Pd al Parlamento europeo; contro il renziano Paolo Gentiloni, ex ministro alle Telecomunicazioni nel secondo governo Prodi, già assessore al Giubileo con Rutelli sindaco.

Se Patrizia Prestipino è nubile e senza figli, Gemma Azuni, classe 1948, nata a Olzai, in provincia di Nuoro, è sposata e ha due figli ormai grandi. Come antistress Patrizia, scrive (è del 2007 il suo romanzo autobiografico “Il Quore nel palazzo”), mentre a Gemma piace cucinare.

Entrambe non sono politiche di professione. Professoressa di lettere in aspettativa “non retribuita” Patrizia. Assistente sociale, specializzata in disagi famigliari, Gemma. Entrambe hanno ricoperto incarichi istituzionali. Assessore allo sport, al turismo e alle politiche giovanili della Provincia di Roma, Patrizia, prima rutelliana, ora renziana, spiega: “Mi sono candidata perché c’è una città depressa da far rinascere con un sindaco che abbia freschezza e competenza, nonché capacità di parlare e ascoltare i cittadini”.

Consigliera comunale in Campidoglio, Gemma rivendica di aver portato avanti tante battaglie insieme ai comitati cittadini: contro la cementificazione, contro la cessione dell’acqua pubblica, contro l’inceneritore di rifiuti e a favore di una maggiore rappresentanza femminile nelle istituzioni. “Sono combattiva e testarda, tratti distintivi delle mie origini sarde”, spiega la Azuni che il 24 marzo scorso ha rifiutato di obbedire alla richiesta del leader di Sel Nichi Vendola: ritirare la sua candidatura per sostenere Ignazio Marino. Una scelta fatta dall’altro candidato di Sel Luigi Nieri, ritiratosi “come candidato alle primarie perché parte di una squadra”. “Non ci sto, credo nelle primarie”, ha risposto invece la Azuni continuando la sua corsa per il Campidoglio.

Né a Patrizia, né a Gemma piace del tutto lo strumento delle quote rosa, considerato per ora l’unica possibilità di accesso a ruoli apicali per le donne. Entrambe sostenitrici dei diritti femminili, hanno fatto delle pari opportunità una battaglia. “L’uomo giusto per Roma”, è l’ironico slogan scelto per la campagna elettorale dalla Prestipino, motto che non è stato ben accolto da molte femministe. “Il senso è che Roma è pronta per un sindaco donna”, spiega Patrizia. Una convinzione propria anche di Gemma, membro della Commissione delle elette, un organo nato con lo scopo di vigilare e promuovere politiche di uguaglianza di genere nel consiglio comunale.

Che sia giunto il momento di una “sindaca”, sono in molti a dirlo. Di donne in questa campagna elettorale, però, se ne è parlato poco e male, o meglio, a suon di slogan. Sia Gentiloni che Sassoli promettono una giunta con la metà degli assessori al femminile, mentre per Marino il tema sembra essere d’interesse solo in relazione al dibattito sulla sicurezza: “Roma deve tornare a essere una città in cui uomini e donne possano camminare sicuri per strada”. E poi?