I “comici” e i “froci” che la mafia non vuole al governo, hanno la faccia di Beppe Grillo e Rosario Crocetta. E’ Dario Fo, in una conversazione con la giornalista e scrittrice Giuseppina Manin, pubblicata sul blog del leader del Movimento Cinque Stelle, a dare un volto ai personaggi abbozzati “nell’avvisata” che lo scorso 2 aprile è giunta alla procura di Palermo, in cui erano contenute le minacce di morte per il pm Nino Di Matteo. Oltre alla condanna a morte recapitata al magistrato, il messaggio di Cosa Nostra, firmato da un “uomo d’onore della famiglia trapanese” è esattamente questo: “Niente comici e froci al governo”.

Ma con chi ce l’hanno i boss quando minacciano “guai a voi se eleggete froci e comici al governo?”, domanda Manin rivolgendosi al premio Nobel per la letteratura. “Beh – risponde senza esitazioni Fo – il comico evidentemente è Grillo, non certo Berlusconi, che ha un altro rapporto, ben diverso, con la criminalità organizzata della Sicilia. Un rapporto molto più affettuoso grazie all’intercessione dell’amico fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che giustamente si può vantare per le sue relazioni davvero pericolose con la mafia testimoniate da una condanna a 7 anni ribadita nell’ultimo processo”.

L’omosessuale inviso ai padrini chi è? Forse Vendola? “Ma no, per carità – esclama Dario Fo – è Rosario Crocetta, che ha assunto il ruolo di presidente della Regione Sicilia e che, oltretutto, in compagnia e grazie alle sollecitazioni dei consiglieri eletti fra i Cinque Stelle sta ottenendo un successo mai raggiunto da nessun altra amministrazione nella storia d’Italia”. Insomma il successo elettorale di M5S ha “destabilizzato” le certezze del potere mafioso, domanda ancora Manin. “Sì sì, certo è straordinario che il successo elettorale dei grillini abbia addirittura mosso l’attenzione della mafia. A parte il segnale deleterio di fondo che esprime: con un po’ di cinismo -conclude Fo – questa attenzione si può anche leggere come una manifestazione di stima”.