Sono lieta che non ci sia nemmeno il nome di una donna tra quei dieci “saggi” che dovranno procedere alle “riforme necessarie al Paese”, e che realizzeranno invece la plastinazione di quel che resta della nostra democrazia. Sappiamo che non esiste alcuna volontà di rinnovamento dietro quelle commissioni, ma semmai di ricomposizione nella decomposizione delle Istituzioni.

Negli ultimi vent’anni, l’Italia è stata governata da una gerontocrazia maschile ossessionata dalla conservazione del potere, affetta dalla sindrome di Kronos che ha impedito rinnovamento e ricambio generazionale. Sono state portate avanti, insieme alla corruzione, le politiche che hanno danneggiato una intera generazione di giovani e di donne. Misure che hanno aumentato le disparità sociali e alimentato i privilegi dei pochi. Gli uomini che hanno governato hanno scelto e nominato donne asservite alle loro logiche, non certo donne indipendenti e autorevoli. Il modello di relazione che hanno perpetuato col femminile e con le donne è stato la disparità e la sudditanza. Di questa gerontocrazia maschile abbiamo dovuto sorbirci pure il linguaggio volgare, la costante apologia della fallocrazia e le misere fantasie a sfondo sessuale.

E perché spianargli le rughe con il maquillage di qualche nome di donna scelta al di fuori di quella corte avvizzita? Non reclamiamo donne tra i saggi perché il rischio è la beffa se in quelle commissioni venissero selezionate le solite “yes women” che hanno sempre fatto da piedistallo alla casta, fornendo pure l’alibi della rappresentanza di genere così che i vecchioni potessero proclamare: “Abbiamo le donne”.

Si, sono sollevata che la scelta sia stata fatta solo fra uomini. Se la vedano tra di loro e da questa frode amara dei “dieci saggi” tengano fuori le donne.

di Nadia Somma