Tutti con Silvio? Non proprio dal momento che Piazza del Popolo non può contenere più di 60 mila persone, dunque all’appello ne mancavano parecchi, anche dei loro fedelissimi.
Non vi é dubbio neppure sul fatto che siano risuonate le parole di sempre contro i giudici, contro quei pochi giornalisti che ancora fanno inchieste e domande, e contro il nemico di sempre: la Costituzione repubblicana.

Eppure sarebbe un errore liquidare la parata della destra solo e soltanto come una adunata di donne e uomini portati a forza, e magari anche spesati dalla organizzazione.
Li abbiamo incontrati e sentiti per le vie di Roma e abbiamo sentito in loro energia, radicalismo, voglia di combattimento, anche in forme inquietanti.
Dentro quella piazza c’era un pezzo di Italia che esiste, che lo ha votato, e che rappresenta umori e pulsioni assai diffuse, anche tra chi questa volta lo ha tradito nelle urne, ma forse non per sempre.

Questa piazza non può essere esorcizzata a colpi di battute o di anatemi, perché potrebbe persino crescere.
Chi di loro ha scelto di non votare o di votare altrove, per esempio 5 stelle, non si aspetta una moralizzazione della vita pubblica, ma benefici materiali immediati e visibili, compresa la restituzione dell’Imu, i condoni e la effettiva uscita dall’euro, tema assai caro a chi votava Lega nel Nord.

Nulla di tutto questo accadrà, e a raccogliere i frutti potrebbe essere ancora una volta il grande illusionista che, nonostante le tante ferite, dispone di una base sociale e di un impero mediatico, che ha una profonda empatia con il capo, di tipo antropologico ancor prima che politico.
Per queste ragioni sarà bene studiare quella piazza, ascoltare il linguaggio perché, a noi piaccia o meno, quelle non erano tutte comparse a pagamento reclutate per una puntata di “Tutti con Silvio”.

Non sappiamo come finirà il tentativo di Bersani, e neppure cosa potrà accadere dopo, ma, prima di tornare al voto, sarà il caso davvero di rifare la legge elettorale e di risolvere il conflitto di interessi, mettendo da parte, almeno per qualche settimana, risentimenti e legittime polemiche di parte o di partito.
Altrimenti, ovviamente speriamo di sbagliare, Piazza del Popolo potrebbe diventare davvero l’inizio della “remuntada” e non solo in termini calcistici.