Una morsa che stringe e spinge, con una forza inaudita, la piccola Cipro. Da un lato le pressioni di Berlino, contraria tout court al “no” coraggioso del parlamento cipriota alle misure di prelievi sui conti correnti dell’isola. Con indiscrezioni che vorrebbero al posto del dimissionario Sarrys alla guida del delicato ministero delle Finanze, Christopher Pissarides, cittadino cipriota e premio nobel per l’economia che insegna alla London School of Economics, un non filo russo. E dall’altro Gazprom e il governo di Mosca con cui il governo del merkeliano Anastasiades non ha trovato un accordo, dopo il vertice moscovita di questa mattina. Al termine del quale Vladimir Putin ha chiesto la presenza in tempi brevissimi a Mosca del Presidente della Repubblica di Cipro.

Una situazione di fibrillazione continua, con evoluzioni rapide, come la conferenza stampa di Sarrys con l’omologo russo prima annunciata per le ore 12 poi annullata in virtù del nulla di fatto circa l’accordo con le banche di Mosca. Al momento non esiste alcuna intesa per il supporto russo a Cipro, come confermano anche i media moscoviti dopo il bilaterale Sarrys-Silouanof. L’incontro è durato più di due ore e verteva sulla ristrutturazione del vecchio prestito russo di 2,5 miliardi, compreso il trasferimento a Mosca di azioni di banche locali e depositi di energia a Cipro.

“Le discussioni sono state molto costruttive, ma continueremo le consultazioni in altra sede”, commenta Sarrys assicurando che non lascerà Mosca se non avrà una carta in mano. “Abbiamo avuto un incontro costruttivo, molto aperto e franco. Sappiamo quanto sia grave la situazione che si è creata. Continueremo i negoziati per trovare una soluzione che ci permetta di avere il sostegno della Russia, staremo qui fino a quando non raggiungere qualche accordo “, ha detto Sarris. Secondo quanto riportato poco fa dall’emittente radiofonica Voce della Russia, l’intento della delegazione cipriota è quello di ottenere già oggi un contratto di finanziamento con la Russia, cosa che non è ancora possibile. Le dichiarazioni ufficiali parlano di incontri delicati che non possono essere per forza di cose brevi, ma secondo fonti giornalistiche cipriote sarebbe in atto un vero e proprio braccio di ferro tra Berlino e Mosca, con Nicosia nel mezzo di una bufera economica ma di fatto anche politica. Ragion per cui ad Atene, dove tutti seguono con fermento l’evoluzione cipriota, pare si sia già messa in moto la macchina diplomatica per riallacciare i rapporti con Putin e sarebbe stato “richiamato” in azione l’ex premier conservatore Kostas Karamanlis, in buonissimi rapporti con lo zar di Mosca.

Intanto l’annunciato piano B per reperire comunque i 5,8 miliardi che Bruxelles chiede si delinea su una tripla direttrice: gestire la crisi finanziaria cipriota, proteggere la gran parte dei depositanti e mantenere a livelli sostenibili l’indebitamento del Paese. Almeno, queste sono le prime indiscrezioni sul piano annunciato ieri da un preoccupatissimo Anastasiadis e su cui pare ci sia la firma di due giuristi di fama internazionale Lee Bouchait e Mitu Gkoulati. Il primo lavora nello studio Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, noto per il suo coinvolgimento nelle recenti vicende finanziarie greche come la consulenza legale della ristrutturazione del debito più grande a livello internazionale. Mitu Gkoulati è docente di diritto internazionale ed economia presso l’Università di Duke. Il dossier elaborato prevede di poter proteggere tutti i depositanti assicurati, cioè quelli con depositi fino a 100mila euro. Quelli con un risparmio oltre i 100mila riceverebbero i certificati recanti depositi bancari al valore nominale dei loro depositi, di cinque o dieci anni, ciascuno con diverse scadenze. Tali certificati di deposito possono essere trasferiti o liquidati in seguito ai loro proprietari. Inoltre propongono la maturazione delle obbligazioni sovrane cipriote per almeno cinque anni, che secondo i due giuristi, abbatterà di 6,6 miliardi le esigenze di finanziamento di Cipro da parte del settore pubblico sulla base di un piano triennale di salvataggio.

E oggi spicca il commento alla crisi cipriota del deputato greco del Syriza, Manolis Glenzos, quello che nel ‘44 ebbe il coraggio di salire sull’Acropoli occupata dai nazisti e issare la bandiere greca come segno di non-resa, che dal letto di una clinica ateniese dove si trova ricoverato dice: “Durante la seconda guerra mondiale il popolo greco è stato il primo che ha detto no all’assalto dei tedeschi in Europa. Oggi il popolo greco-cipriota solleva un altro no contro un attacco spietato condotto dalla Germania con impersonali meccanismi finanziari”.

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