“La presente legge permette al pubblico e ai cittadini di accedere all’informazione detenuta dagli organismi pubblici ed alcuni organismi privati”. Recita così l’articolo uno della nuova legge rwuandese sull’accesso all’informazione appena pubblicata sulla gazzetta ufficiale – disponibile gratuitamente online ed in tre lingue – della piccola Repubblica presidenziale del Rwuanda, nel cuore dell’Africa.

“Chiunque ha il diritto di accedere all’informazione detenuta da ogni organismo pubblico e da alcuni organismi privati”, continua l’articolo tre della medesima legge.

Poche, pochissime, come è giusto che sia, le eccezioni al principio del diritto di accesso di chiunque alle informazioni detenute dalla pubblica amministrazione.

Possono non essere fornite a chi le richieda, infatti, le sole informazioni che potrebbero esporre a rischio la sicurezza nazionale, ostacolare il rispetto delle leggi o delle decisioni dei giudici, determinare un’ingerenza nella vita privata di una persona in assenza di un interesse pubblico, violare la protezione legittima dei segreti commerciali o dei diritti di proprietà intellettuale e, infine, ostacolare il regolare corso di procedimenti contro i responsabili di una pubblica amministrazione.

In tutti gli altri casi, il principio oggi stabilito nella Repubblica presidenziale del Rwuanda è quello della trasparenza assoluta di ogni dato, informazione e documento detenuto dalla pubblica amministrazione.

Le motivazioni di tale scelta di trasparenza sono spiegate in modo straordinariamente efficace all’articolo 6 della legge e risiedono nell’esigenza di: promuovere in seno agli organismi pubblici e privati ai quali la nuova legge si applica la cultura di informare il pubblico sulle loro attività, assicurare che i fondi pubblici siano soggetti ad una gestione ed ad un controllo efficaci, promuovere un dibattito pubblico consapevole ed informato, informare in modo regolare ed adeguato il pubblico circa ogni rischio per la salute e per l’ambiente e, infine, assicurare che tutte le autorità pubbliche con poteri regolamentari adempiano correttamente alle loro funzioni.

Chiunque potrà domandare di accedere alle informazioni in possesso della pubblica amministrazione e dei soggetti privati che gestiscano servizi di interesse pubblico, in una qualsiasi delle lingue ufficiali previste dalla Costituzione ed in qualsiasi forma ovvero oralmente, per iscritto, telefonicamente o attraverso internet. Sì, internet.

Nella legge rwuandese, c’è proprio scritto che il cittadino può esercitare il proprio accesso all’informazione detenuta dall’amministrazione pubblica semplicemente con una telefonata o attraverso internet. Tocca all’amministrazione soddisfare la richiesta del cittadino gratuitamente o, al limite, riaddebitando i costi vivi sostenuti per le copie o la trasmissione delle informazioni.

Ma non basta.

La nuova legge sull’accesso all’informazione della piccola repubblica africana, stabilisce anche che nessuno può essere punito per aver pubblicato informazioni di interesse pubblico e che l’amministrazione che ha l’obbligo di fornire ometta di fornire entro il termine previsto dalla legge.

Nessun dubbio. Quello rwuandese è un vero Freedom of information act, lontano anni luce dal Decreto-bufala nostrano che il governo del Professor Monti, nelle scorse settimane, in piena campagna elettorale, ha contrabbandato come tale, cercando di prendere in giro – peraltro senza successo – cittadini ed opinione pubblica. Con la nuova legge, la Repubblica del Rwuanda si unisce al lungo elenco di Paesi africani che già dispongono di un Freedom of information act e che, dunque, in fatto di trasparenza sono ben titolati a dare lezione alla nostra piccola Repubblica delle banane nella quale continuiamo a credere che l’opinione pubblica non abbia diritto di sapere come agisce la propria amministrazione e di controllarla.

Tanto per non dimenticarlo, in Africa, un Freedom of information act è già in vigore in Sudafrica, Angola, Zimbabwe, Liberia, Etiopia, Uganda, Nigeria, Niger, Guinea-Conakry e Tunisia.

Un messaggio per i neo-parlamentari in ascolto e per i prossimi inquilini di Palazzo Chigi: prendiamo esempio dall’Africa e sbrighiamoci a tradurre in italiano la legge rwuandese sull’accesso all’informazione pubblica.

Un’operazione semplice, economica e rivoluzionaria che, nello spazio di pochi anno, tornerebbe finalmente a far risplendere la nostra democrazia, emarginando, dove e come meritano, ladri, corrotti, corruttori e pessimi amministratori che gestiscono la cosa pubblica come fosse la loro.

(NdR Il titolo iniziale del post “Governo italiano, per diventare trasparenti prendiamo esempio dal Rwanda”  si riferiva unicamente alla nuova disciplina rwandese sull’accesso all’informazione e, ovviamente,  non voleva in alcun modo dimenticare  o proporre a  modello la sanguinaria dittatura che governa il Paese africano)