La Banca centrale europea lancia un’allarme sulla disoccupazione giovanile e sul debito pubblico fuori controllo. “Sono necessarie altre riforme dei mercati del lavoro per creare nuove opportunità di occupazione”, ha avvertito l’istituto nel bollettino mensile, segnalando come “particolarmente importante” che i governi affrontino la questione. “Le condizioni del mercato del lavoro nell’area euro si sono ulteriormente deteriorate negli ultimi trimestri”, ha spiegato, “a causa della debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi Paesi dell’area”.

Il debito pubblico in molte economie avanzate ha contemporaneamente raggiunto livelli “raramente osservati in tempo di pace” e resterà elevato dopo l'”impennata” che ha seguito la crisi finanziaria. La Bce ha segnalato in particolare “effetti avversi che un elevato debito sovrano, specie se superati certi livelli in rapporto al Pil, potrebbe avere sulla crescita”. Le economie dell’Eurozona, secondo la Banca centrale europea, dovrebbero vedere una “graduale ripresa nel secondo semestre”, anche se ci sono “rischi al ribasso” fra cui “una lenta o insufficiente attuazione delle riforme strutturali”, che potrebbero “ritardare la ripresa economica”. Francoforte sottolinea poi gli sforzi dell’Italia per correggere il deficit. Se le stime preliminari dell’Istat verranno confermate, spiega la Bce, dovrebbe essere chiusa la procedura per deficit eccessivo aperta nei confronti del Paese.

Nei mercati finanziari del vecchio continente continuano però a “prevalere tensioni”, anche “alla luce delle recenti notizie negative riguardo alcune banche in difficoltà nell’area”. La Bce ha poi rivisto al ribasso le stime sul Prodotto interno lordo. Il Pil dell’Eurozona, secondo gli esperti della Bce, non registrerà alcuna crescita nel 2013. La variazione del Pil dell’area nel 2013 è oggi vista tra il -0,9 e il -0,1 per cento, contro la forbice tra il -0,9 e il +0,3 per cento stimata a dicembre. Per il 2014 è invece attesa una crescita tra lo zero e il 2 per cento, mentre il tasso d’inflazione è visto tra l’1,2 e il 2 per cento nel 2013 e tra lo 0,6 e il 2 per cento nel 2014.