Ai piani alti di Palazzo Lombardia c’è in palio una poltrona a cui si è interessato Berlusconi in prima persona. E’ quella dell’assessorato alla Sanità, il più importante dei 14 che andranno a formare la giunta di Roberto Maroni. Perché gestisce il budget più cospicuo della Regione, ben 17 miliardi di euro. Denaro attorno al quale, da 18 anni a questa parte, sono ruotati gli interessi del sistema formigoniano e di Comunione e liberazione. Fino all’epilogo degli scandali che hanno coinvolto il San Raffaele e la clinica Maugeri e delle inchieste della procura di Milano, che accusa il governatore uscente di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Formigoni non ci sarà più a vigilare sulla sanità lombarda. Lui volerà a Roma per un posto in Senato. A Milano, nel frattempo, proprio su questa poltrona si è scatenata una lotta tutta interna al Pdl. Il vincitore più probabile? Da qualche giorno nei rumors domina un nome: Mario Mantovani.

In una spartizione che prevede sette assessorati alla Lega e sette al Popolo delle libertà, la Sanità è stata assegnata al Pdl. Formigoni avrebbe voluto consegnarla a uno dei suoi, come segno di continuità di quella che ha sempre definito “un’eccellenza lombarda”. Ma l’assessorato, con ogni probabilità, andrà a un esponente laico del partito. Così ha deciso Berlusconi: a fronte di un rafforzamento della Lega, che ora esprime il presidente della Regione, il Cavaliere vuole un uomo di sua fiducia nel ruolo più ambìto. Tra i favoriti c’è proprio il senatore Mario Mantovani, forte del record di quasi 13mila preferenze ottenute alle elezioni regionali e già designato come vice presidente della giunta. E se non sarà Mantovani, per il quale è pronta in alternativa un’altra delega, la scelta potrebbe cadere su una figura tecnica vicina al Cavaliere. Sono stati fatti i nomi dell’ex ministro della Salute Ferruccio Fazio e del medico personale di Berlusconi, Alberto Zangrillo, che ha fatto però sapere di voler restare al San Raffaele, dove è primario di anestesia e rianimazione cardiovascolare.

In Lombardia avanza la componente laica del Pdl. Perdono posizioni Formigoni e Cl. Il Celeste potrebbe incassare in cambio l’elezione a capogruppo in Senato. Una contropartita alla mancata riconferma alla Sanità lombarda dell’attuale assessore Mario Melazzini, pidiellino legato a Comunione e liberazione. Era lui l’uomo che il Celeste aveva scelto prima del voto, ottenendo l’ok dallo stesso Maroni, ansioso di assicurarsi l’appoggio di Cl nel rush finale della campagna elettorale.

Le quotazioni di Melazzini, però, hanno iniziato a scendere già prima che si aprissero le urne. Intanto sono salite quelle di Mantovani. In barba a un conflitto di interessi che nei gironi scorsi è stato sottolineato dallo stesso Formigoni: l’attività dell’assessorato può incrociare i destini degli affari di famiglia Mantovani. La fondazione che porta il suo nome gestisce infatti quattro residenze sanitarie assistenziali per anziani (Rsa). Mantovani ribatte che nel cda ormai è rimasta solo una sua sorella. E che il business delle case di riposo non dipende dall’assessorato alla Sanità, ma da quello alla Famiglia. Dimentica però che i fondi assegnati alla Famiglia sono una parte del budget della Sanità. E che una somma di circa 900 mila euro è destinata proprio alle Rsa. Di certo Berlusconi non è solito occuparsi dai conflitti di interesse. E anche Formigoni ormai si è rassegnato: “Mantovani laico? E’ battezzato e va a Messa appena può”, ha detto oggi nella conferenza stampa di fine mandato. Per poi aggiungere: “Se la scelta cadrà su di lui, avrà il mio sostegno”.

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