Testata: NZZ

Data di pubblicazione: 28 Febbraio  2013
Articolo originale di Andres Wysling
Traduzione di Caludia Marruccelli e Mirko Bischofberger per www.ItaliaDallEstero.info

 

 

La politica a Roma

Non possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità, ora che l’Italia, dopo tutto questo tempo ha un salvatore .” Il salvatore d’Italia Niccolò Machiavelli lo auspicò nel 1513 nel suo “Principe“. Il diplomatico, pensatore, poeta e adulatore scrisse la sua celebre guida all’esercizio del potere dopo aver perso incarico e titolo, dopo essere stato torturato ed esiliato. 500 anni dopo, l’Italia si trova ancora una volta in una crisi politicaeconomica e morale. Per superare questi ostacoli, il paese non ha bisogno di un salvatore, ma di un governo capace di governare, in grado di dare impulso alle riforme che giacciono in attesa. Ma la situazione post-elettorale è confusa, e a certuni il paese appare ingovernabile.

Entusiasmo rivoluzionario

Una nuova forza è emersa: Beppe Grillo, con il suo Movimento cinque stelle. La star del momento è quest’uomo che microfono alla mano trascina la gente. Ha scatenato uno tsunami di protesta che spazzerà via tutta la classe politica – questo è l’esplicito obiettivo, ed è anche il pubblico desiderio di un quarto di tutti gli elettori. Un vero e proprio entusiasmo rivoluzionario sta dilagando. La forza dei “Grillini” è nella piazza, è qui che sono in grado di mobilitare grandi folle – è qui che riescono a aumentare la pressione sulla politica. Ma in Parlamento sono poco efficaci. Perché non hanno ben chiaro ancora quali sono i loro obiettivi e priorità, e Grillo stesso non siederà nemmeno in Parlamento. Mancano linee guida e orientamenti comuni. Inoltre la base di Grillo rappresenta solo 150 eletti  su circa 1000 rappresentanti del popolo, e sono inesperti  nei meccanismi del potere. I partiti tradizionali faranno di tutto, con ogni sorta di espedienti e lusinghe, o per contrastarli o per coinvolgerli nelle loro trame.

I “Grillini” devono chiedersi fino a che punto vogliono sporcarsi le mani nel pantano della politica. Partecipare a un governo di coalizione? Sostenere un governo di minoranza? Assumersi la responsabilità di ciò e perdere l’innocenza? Non potranno evitare veri e propri accordi politici con le altre forze in Parlamento, se vorranno ottenere qualcosa; un’opposizione a oltranza non porta a nulla. Se sapranno scendere a patti con caparbia e abilità, potranno almeno riuscire ad ottenere una nuova legge elettorale, un parlamento ridotto e un limite temporale alla durata del mandato – e forti di ciò costringere il governo a un radicale rinnovamento del personale politico con nuove elezioni. Tuttavia, Grillo dovrà dimostrare di essere capace di trasformarsi da guerrafondaio e polemico in una personalità di polso e politico, capace non solo di dare ceffoni, ma anche il proprio contributo. Lo scetticismo è d’uopo.

Nel frattempo con grande narcisismo Silvio Berlusconi si fa avanti proponendosi come salvatore d’Italia, ossia colui che salverà l’Italia dalla sinistra e dai “Grillini”. In maniera incomprensibile, un terzo degli elettori sembra credere in lui e nelle sue promesse senza fondamento dei tagli fiscali. Sia come primo ministro che come leader dell’opposizione egli ha già sufficientemente dimostrato il suo potere distruttivo. Da lui non ci si possono aspettare contributi significativi alla risoluzione della crisi. Tuttavia, Berlusconi e la sua coalizione posseggono la maggioranza dei seggi al Senato, anche se non si tratta della maggioranza assoluta. E con i suoi canali televisivi è in grado di raccogliere voti contro qualsiasi governo. Gli altri partiti, si danno da fare solo per tenere lontano dal governo questo politico scandaloso e tenere a freno la sua influenza. Il vecchio damerino con il parrucchino e il suo stuolo di amicizie femminili può anche apparire come un clown – ma questo pagliaccio è pericoloso. Perlomeno, la sua coalizione di destra non pare molto salda e potrebbe a breve iniziare a sgretolarsi.

Ne’ un pagliaccio e né un salvatore, ma solo una triste figura è Pierluigi Bersani. E’ lui il vero perdente delle elezioni, anche se con la sua coalizione ha ottenuto il maggior numero di seggi in parlamento. Era sceso in campagna elettorale con ottime possibilità di vittoria secondo i sondaggi, ma alla fine, la sinistra ha battuto la destra solo per una ridottissima distanza; ci è mancato poco che le elezioni finissero con la vittoria di Berlusconi. Bersani a causa di questo scarso risultato appare decisamente indebolito nel suo partito. I malumori interni nei suoi confronti erano già iniziati durante il conteggio dei voti: troppo vecchio e troppo fiacco, un morto che parla, tuona il megafono dei giovani che già durante le primarie non lo hanno sostenuto sperando di potersi sbarazzare di lui al più presto. Forse ancora più triste appare Mario Monti, lo sfortunato  candidato speranza dei governi esteri e dei governatori delle banche centrali dei paesi della zona euro. Con i suoi aumenti delle tasse, si è reso impopolare nel paese, ottenendo solo un decimo dei voti. Ora egli è condannato a un’esistenza  da emarginato nell’ombra. Ma la sua lista Scelta Civica potrebbe forse ancora servire alla creazione di una maggioranza al governo.

Una nuova generazione

Nessuno delle due principali schieramenti politici in Parlamento è forte abbastanza da governare da solo. Berlusconi fa il giovanotto, ma è vecchio e decaduto. Bersani è già gravemente ferito prima ancora di essere capo del governo. Grillo ha un sacco di seguaci, ma per gli altri non è affidabile ed è imprevedibile. Nessuno può contare realmente sui propri fedelissimi, perché i rapporti di forza possono subire dei rapidi mutamenti causati da defezioni e cambiamenti di partito. In mezzo a tutte le incertezze, è ancora possibile tuttavia formare un governo. L’attenzione si concentra su uno scenario che vede un governo di minoranza di sinistra, appoggiato dai “grillini” che stanno a guardare. Una situazione del genere potrebbe alla fine permettere la creazione di un programma minimo che attui riforme innovative; in tal modo qualcosa si potrebbe comunque portare a casa. Altre formule di governo sembrano improbabili: Grillo non vuole entrare in una coalizione vincolante, Bersani non ha intenzione di allearsi con Berlusconi. Tuttavia, non si escludono sorprese, e gli inciuci dietro le quinte sono appena iniziati.

In queste condizioni un nuovo governo non dovrebbe durare a lungo – qualsiasi possa essere la formula scelta, le basi su cui poggia sono troppo deboli sia in Parlamento che nel popolo. Ci si aspettano nuove elezione entro un anno. Con un po’ di ottimismo si può sperare in un nuovo inizio: i giovani cacciano i dinosauri, una nuova generazione prende il potere, anche nei partiti tradizionali. La forza dello tsunami potrebbe dare nuovo slancio a tutta la società. Sarebbe un bene per l’Italia.