“Lo dico a Grillo che gioca a fare l’uomo mascherato: io non apro tavolini e non sto qui a scambiare le sedie. Ha un movimento che ha un terzo dei parlamentari, decida che vuole fare altrimenti andiamo tutti a casa, anche lui”. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, intervistato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’, ha escluso che vi siano state “conversazioni formali”, “perché io faccio quel che dico – prosegue – c’è un parlare tra noi e loro e si vede anche sulla rete” spiega il candidato che nei giorni scorsi aveva parlato di scouting fra gli attivisti del M5S. 

L’ex ministro sottolinea come il leader del M5S “sia voluto venire in Parlamento e adesso deve dire quello che vuole fare. Poteva stare casa, non è un movimento extraparlamentare”. Quanto all’esistenza di incontri con lo stesso Grillo il candidato premier per il centrosinistra smentisce. Tuttavia, precisa: “So benissimo che c’è comunque un parlarsi tra i nostri e i loro”, riferendosi agli eletti. 

Bersani: “Tocca a noi dire la prima parola”. “Tocca a noi dire la prima parola su quello che bisogna fare. Noi abbiamo perso – precisa – per un risultato al di sotto delle aspettative, ma dentro questa sconfitta abbiamo 460 parlamentari, il doppio di quelli del Pdl”. Secondo il segretario del Pd, la rabbia e il disagio sociale “hanno messo anche noi nel mucchio. Anche l’appoggio al governo Monti – precisa – ha comportato dei problemi”. Sull’appello di Napolitano alla misura e la responsabilità: ”Il presidente della Repubblica ha tutto il nostro rispetto e stima. Ha detto che le forze politiche riflettano, e adesso riflettono a voce alta come sto facendo io. Il Paese resta in una situazione drammatica e ognuno si deve prendere le sue responsabilità, prima di tutto noi. Napolitano lo conosco e lo stimo e so anche che quando dice una cosa la dice seriamente. La scadenza del suo mandato è certamente un problema perché abbiamo capito tutti l’importanza del ruolo del presidente della Repubblica”.Proprio sul capo dello Stato e sul prossimo inquilino del Quirinale Bersani dice: “Dopo un presidente così non è semplicissimo trovare una soluzione ma penso che troveremo una convergenza, perché in ultima analisi i numeri si possono trovare”. 

Gli otto punti e un Parlamento rinnovato con giovani e donne. “Il Paese resta in una situazione drammatica. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e capire che ciò significa voler cambiare” sottolinea Bersani che elenca poi una serie di punti urgenti che il governo che si presenterà in Parlamento dovrà portare con un programma limitato per chiedere la fiducia: una legge contro la corruzione, una contro il conflitto di interessi, una dedicata ai costi della politica; un’altra dedicata agli interventi sull’economia verde e sull’urgenza sociale. Per il segretario del Pd altri temi centrali sono i diritti civili, i diritti degli omosessuali e la scuola. “Questi punti – aggiunge- che delibereremo in direzione sono gli stessi che avevamo messo in campagna elettorale. Mi rivolgerei a un Parlamento rinnovato. Da che parte verrà il sostegno? Da chi vuole cambiare qualcosa”. Il segretario guarda avanti comunque e pensa a governo: “Ho in testa un governo largamente rinnovato, con la presenza di giovani, donne e anche presenze esterne dai partiti, assolutamente competenti”. Bersani ha intenzione di proporre al Parlamento otto punti e poi dice “non so che succederà. Partiamo e cominciamo a cambiare, perché l’idea che adesso possiamo far battere la palla in una situazione sociale del genere è pericoloso”. Bersani si dice favorevole a ridiscutere la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, ma si è detto convinto che “la politica una qualche forma di sostegno pubblico debba averlo. Anche fosse per un solo euro non sono disposto a rinunciare non sono disposto a rinunciare al principio che da Clistene in poi è un principio collegato alla democrazia: la politica deve avere una qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la fanno solo gli ottimati e i miliardari. Un partito azzoppato nella sua democrazia una volta al governo azzoppa tutta la democrazia come si è visto in questi ultimi dieci anni”.

“Nel M5S ci sono cose di sinistra, ma Grillo tiepido sull’evasione fiscale”. L’ipotesi di un governissimo viene bocciata nuovamente :”Immaginare che noi possiamo fare qualche accordo con chi ha fermato il cambiamento è irrealtà. Io non so se è vero o falso, ma è in corso un’indagine sul caso del senatore De Gregorio, sull’acquisto di parlamentari per ribaltare le elezioni. Non sono mica noccioline, sono fatti di una gravità cosmica – dice il leader dei Democratici – In Parlamento c’è stata una maggioranza che ha certificato che quella ragazza era nipote di Mubarak (riferendosi al caso Ruby, ndr), noi non abbiamo mai avuto la possibilità di cambiare alcunché”. Nel M5S, ”ci sono cose di sinistra e cose che non lo sono affatto. Grillo non vuole che un figlio di immigrati nato qui sia italiano e mi sembra molto tiepido sull’evasione fiscale. Questo non è di sinistra”. Con lui “ci sono punti di dissenso radicale. Chi vuol stare fuori da euro non sa cosa dice”.  Secondo Bersani, ”questa ondata di protesta, di cambiamento, e questa volontà di riforma non corrono solo nel movimento di Grillo, ma è un fatto più generale”. Nel M5S comunque “c’è un pezzo d’Italia, ci sono proteste generiche, insofferenze, ma c’è anche la volontà di dare un segnale”.

“Renzi avrà un ruolo, abbiamo fatto le primarie apposta”. Sul possibile ruolo del sindaco di Firenze che condiviso alcuni palchi con il segretario nelle fasi finali della campagna elettorale: “Deciderà Renzi che ruolo avrà in futuro e lo deciderà con la direzione del partito. Sicuramente avrà un ruolo nel futuro del Pd. Non sottovaluto affatto il contributo che poteva dare Renzi, e abbiamo fatto apposta le primarie”.