I pareggi capitano. Non solo in Italia. Anche in Germania, in Francia, negli Usa… Ne seguono ‘coabitazioni’ e ‘grandi coalizioni’, non volute dai politici, ma imposte dagli elettori. Però mai si parla di ingovernabilità. Dovere degli eletti è adeguarsi alle indicazioni degli elettori, tramite accordi politici equilibrati.

La ricerca del punto di equilibrio fra i rapporti di forza emergenti è una delle poche abilità che ai nostri politici non manca: è il momento di usarla. ‘Ingovernabilità’ è sinonimo di ‘incapacità’ degli eletti: non la perdoneremmo, a nessuno.

La patata bollente è innanzitutto nelle mani del Pd, che ha vinto il premio di maggioranza, controlla la Camera, ed è l’unico partito insostituibile di qualsiasi maggioranza parlamentare. Possono scegliere di coalizzarsi con il Pdl o con M5S. Ma in entrambi i casi, per farlo, devono prendere atto delle ragioni della mezza sconfitta subita, e di quella del loro principale alleato, Mario Monti che – in base ai dati fin qui pervenuti – gli elettori hanno quasi cancellato. 

La partita elettorale si è giocata al 70% sull’economia. Ingroia ha parlato d’altro e ha fallito. Due le questioni economiche.

(1) La strategia generale, ovvero (come salviamo la nave che affonda) come rilanciare Pil e Reddito Nazionale.

(2) Le strategie individuali ovvero (se la barca affonda, quale scialuppa mi dai: riduzioni Imu, ecc.) le questioni redistributive.

La strategia macroeconomica dell’Eurocrazia (v. la lettera della BCE dell’Agosto 2011) – Austerità e Riforme Strutturali – anche da noi non ha prodotto neanche lontanamente i risultati promessi nei tempi indicati. Perciò i suoi sostenitori (in ordine di compromissione: FiD, Monti, Pd) sono stati puniti dagli elettori. Che ingiungono invece al Pd di fare un governo o con il Pdl o con il M5S. Ciò impone al Pd di cambiare non di poco l’impostazione che pensava di dare alla politica economica prima delle elezioni, quando pensava di governare con Monti. Il punto di equilibrio, oggi, non è l’uscita dall’Euro; ma neppure le ricette di Draghi e Merkel. È difficile ma non impossibile restare nell’Euro con comportamenti di stimolo al limite della sedizione (offriremo contributi in questo senso), ma aperti al negoziato. Ovviamente, se gli attori sono adeguati!

Quanto agli spread, è necessario e sufficiente chiarire subito ai mercati che ogni caso (anche, Dio non voglia, di uscita dall’Euro) i depositi in Euro e i titoli pubblici già emessi non verranno ri-denominati in lire, né ci sarà alcun default. Meglio ancora sarebbe incanalare le tensioni con l’Europa in una trattativa con il Fondo Salva Stati, che abbia l’obiettivo dichiarato di quasi azzerare gli spread. Non importa se la trattativa si prolunga all’infinito perché l’Europa richiede assurde manovre d’austerità ad impatto immediato; o non s’impegna a serie riduzioni dello spread italiano. L’importante è che l’ipotesi di accordo rimanga in piedi, dimodoché le aspettative tengano giù gli spread. Il braccio di ferro darebbe al governo italiano l’occasione di mettere sotto il naso di tutti gli europei i vantaggi – a breve! – di un Piano italiano per il rilancio dell’Europa, innovativo e radicale.

L’onere della governabilità ricade anche su Pdl e M5S. Che non pensino di farla franca, se si tirano indietro: li paghiamo per risolvere i problemi! Dovrebbero proporre innanzitutto un premier di cui si fidano, però di area Pd; competente nelle materie in cui si gioca la delicata partita con i mercati e con l’Europa. E dovrebbero accontentarsi di veder inclusi nel programma di governo solo pochi provvedimenti fra quelli che rientrano nella loro Agenda.

È più probabile che, fra i due, il Pd non scelga M5S: per motivi buoni, e meno buoni. Fra i primi, la difficoltà, per una forza così magmatica, di rispettare in maniera compatta qualsiasi accordo. Fra i secondi, la resistenza a limitare i privilegi della classe politica. Ma farebbe bene, il Pd, a tenere sempre aperti i canali con entrambi, per limitare possibili i ‘ricatti’ del partner che sceglieranno. Quanto all’ipotesi che circola, in base alla quale Bersani avrebbe già ‘in tasca’ il 20% dei grillini, ebbene, se è vera, lascio a voi ogni commento! Io penso però che sarebbe meglio se costoro si organizzassero in formazione compatta, per avere più leva, per chiedere e offrire quel che sarà in modo affidabile e trasparente.

Chiudo sui mercati finanziari. Amano la crescita. Non è vero che siano a favore della paranoica ideologia depressiva neo-lib. Ne vedremo delle belle, ma non solo al ribasso. Se poi i mercati finiranno per prendere una brutta piega, non sarà perché ha vinto Grillo e ha perso Monti, ma perché o Pd-Pdl-M5S non faranno il governo possibile, o le cd ‘persone serie’ d’Europa rifiuteranno ogni compromesso.