Non ricordo altre elezioni d’inverno. Dove va Ponzio Pilato a lavarsene le mani in febbraio? In Settimana bianca? No, non ce n’è bisogno, stavolta il qualunquista, l’indifferente cronico e l’indignato generico, hanno un posto nel teatro più gremito: la piazza di Beppe Grillo. Li ho visti, a San Giovanni, fra i fiduciosi principianti e gli smagati cultori del tanto peggio/tanto meglio: avevano finalmente un leader.
Grillo, rauco e ipercinetico, su quel palco pieno di ragazzini con la faccia da buoni, ha celebrato il suo trionfo. Con due terzi delle ovvietà che diceva qualsiasi persona di buon senso non poteva che essere d’accordo.

Come negare che la politica è arrivata a un punto di non ritorno? Che i politici hanno perso il contatto con la concretezza del vivere? La malattia, Grillo, l’ha saputa raccontare, la cura no. Non basta ridursi lo stipendio per candidarsi a governare. Né rivendicare la propria appartenenza alla “medietà” (uno di noi). Il movimento avrà un risultato superiore ai già inquietanti sondaggi.

Con buona pace dei Maya, sarà questa la fine del mondo. Di “un” mondo. E speriamo che ce ne offrano un altro.

Il Fatto Quotidiano, 24 Febbraio 2012