Ammontano a 19 milioni di euro le spese sospette con fondi pubblici contestate dalla procura di Milano nell’inchiesta con al centro i rendiconti della Lega Nord e che vede tra gli indagati Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Lo scrive L’Espresso in un’anticipazione dell’articolo che sarà pubblicato nel numero in edicola venerdì. “Ben 19 milioni di euro in quattro anni – scrive il settimanale – per l’esattezza 19.077.919 tenendo conto dei soli versamenti superiori a diecimila euro. Ecco la prima mappa completa del tesoro pubblico distribuito dall’ex cassiere ora indagato della Lega Nord, Francesco Belsito, tra una cerchia di 67 persone o società amiche”.

Nel maggio del 2012, con l’invio a Umberto Bossi di una informazione di garanzia con l’accusa di truffa ai danni dello Stato (i figli Renzo e Riccardo Bossi sono invece accusati di appropriazione indebita) il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini avevano contestato un presunto sperpero di denaro pubblico per circa 18 milioni di euro. Ora, prima della chiusura dell’inchiesta, prevista per le prossime settimane, i militari della Guardia di Finanza hanno preparato una relazione dettagliata sulle spese di cui dà conto L’Espresso. “Tra i quaranta individui che risultano beneficiari di ‘versamenti ingiustificati – si legge nell’anticipazione – il più fortunato, dopo l’ex tesoriere, è l’avvocato leghista Matteo Brigandì, con 327mila euro, seguito da un plotone di politici padani tra cui spiccano il leader Umberto Bossi (48.500) con i figli Riccardo (156mila) e Renzo (8.400), l’infermiera del Senatur Mira (107mila), il suo autista Aurelio (75mila) e la segretaria Daniela (58mila). Mentre il compianto ex cassiere Maurizio Balocchi si è accontentato di 139mila euro: un decimo del presunto bottino del solo Belsito”.

Il bonifico più alto, scrive l’Espresso, “quattro milioni tondi, è finito a un Comitato soccorso soci non meglio identificato. L’unica pista investigativa porta a un’ associazione con lo stesso nome, fondata dai vertici della Lega nel nobile intento di risarcire i circa 1.800 militanti che avevano perso i loro risparmi nel fallimento della ‘banca padana’ Credieuronord’’. Al secondo posto, “nella lista dei 67 ‘soggetti beneficiari di versamenti senza alcuna giustificazione’, compare la Guardia nazionale padana, che ha incassato un milione e 550mila euro”. Mentre l’ex tesoriere Belsito è accusato di essersi arricchito con “un milione e 389 mila euro”.