Quando si dice, al peggio non c’è mai fine. Dopo i festini a tema, le cene a base di ostriche e champagne e le case di lusso regalate a Fiorito, ora la Regione Lazio ha pensato bene di fare cassa sulla pelle dei bambini malati di cancro. Ha deciso, come se nulla fosse, di sfrattare le famiglie e i bambini oncoematologici ospiti presso la casa messa loro a disposizione dall’associazione Peter Pan onlus, nata a Roma nel 1994 per aiutare, sia logisticamente che psicologicamente, chi è stato colpito dalla malattia, soprattutto se residente lontano dal luogo di cura.

Dieci giorni di tempo per fare le valigie e liberare l’edificio di via Francesco Sales, una collocazione strategica perché nei pressi dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, con buona pace delle famiglie costrette a fare avanti e indietro dai reparti onco-ematologici del Bambino Gesú e del Policlinico Umberto I. In alternativa, la possibilità di restare pagando alle casse della Regione Lazio un affitto che va dai 20 mila ai 30 mila euro al mese, a fronte dei 3 mila euro mensili richiesti inizialmente, divenuti 6 mila dallo scorso anno. E siccome Peter Pan ha sempre pagato gli affitti con regolarità, l’ingiunzione di sfratto non è certo riconducibile alla morosità, quanto piuttosto al tentativo di adeguare il canone di affitto alle quotazioni commerciali della zona. La zona in questione, per l’esattezza, è nel cuore di Trastevere e alla Giunta regionale deve essere venuta l’acquolina pensando al profitto. Poco importa se a scapito dei bambini malati di cancro.

Dal 2000 a oggi sono circa 600 le famiglie di bambini in cura a Roma, ma non residenti nella Capitale, accolte da Peter Pan onlus nelle sue strutture. Famiglie non solo italiane, ma provenienti in circa il 20% dei casi da diversi Paesi del mondo, come Venezuela, Albania, Grecia, Romania, Ucraina, Iraq, Libia, Togo, Palestina, Madagascar.

Per illustrare la situazione è prevista una conferenza stampa domani, alle 12, presso la casa di Peter Pan, in via S. Francesco di Sales, 16.