Meglio tardi che mai. In accoglimento delle richieste di quasi mille risparmiatori truffati, si riapre la causa civile contro il Ministero dello Sviluppo Economico colpevole di omissioni e ritardi nel controllo della raccolta di risparmi lanciata nel 1981-1987 dal finanziere Luciano Sgarlata e culminata in un crac da 350 miliardi di vecchie lire. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza n. 825 depositata oggi.

Il processo penale nei confronti dei coimputati di Sgarlata iniziò nel 1993: il finanziere morì prima, di infarto nel 1991, a 45 anni. Adesso la Corte di Appello di Roma dovrà, in base alle indicazioni della Suprema Corte, riesaminare le richieste di risarcimento avanzate da due distinti drappelli di risparmiatori: il gruppo Abbate+825 e il gruppo Macchiarella+42.. Complessivamente, il fallimento coinvolse circa 22mila piccoli risparmiatori.

I loro soldi confluirono nelle società fiduciarie di Sgarlata, la Previdenza e la Reno, tramite la vendita porta a porta di titoli atipici che promettevano interessi al 20 per cento. In poco tempo persero interessi e capitale. L’allora ministero dell’Industria era guidato da Renato Altissimo, sotto il primo governo Craxi.  “Oltre a non applicare il corretto principio di diritto in tema di decorrenza del termine di riassunzione, la Corte di Appello – rimprovera la Cassazione – ha deciso nel merito senza invitare le parti a precisare le conclusioni di merito”.