Il mondo FQ

Omicidio Diabolik, il Tribunale del Riesame di Roma conferma il carcere per i presunti mandanti

Respinte le istanze delle difese per Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti. Confermata la custodia cautelare anche per Elvis Demce. Per l’accusa, l’uccisione di Fabrizio Piscitelli sarebbe stata premeditata e commessa con metodo mafioso per rafforzare il potere del clan Senese.
Omicidio Diabolik, il Tribunale del Riesame di Roma conferma il carcere per i presunti mandanti
Icona dei commenti Commenti

Restano in carcere i presunti mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti, a Roma. Il tribunale del Riesame ha respinto le istanze presentate dalle difese, confermando l’ordinanza cautelare emessa il 9 settembre dal gip Livio Sabatini nei confronti di Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti.

Il provvedimento era stato eseguito su delega della Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma dai carabinieri del Nucleo investigativo e dagli agenti della Squadra mobile. Il tribunale della Libertà ha confermato la custodia in carcere anche per Elvis Demce, descritto come appartenente al fronte contrapposto al clan Senese e attivo, secondo gli inquirenti, nel narcotraffico.

Secondo la ricostruzione accusatoria, le indagini avrebbero delineato i ruoli di promotori e mandanti dell’omicidio, ritenuto dagli inquirenti premeditato e commesso con metodo mafioso per agevolare il clan Senese, considerato egemone nell’area in cui avvenne il delitto.

Per i pm della Dda capitolina, Michele Senese sarebbe stato il mandante apicale e avrebbe dato un assenso preventivo determinante all’uccisione di Piscitelli. Il delitto, nella prospettiva investigativa, sarebbe stato una punizione finalizzata a riaffermare il controllo del clan su un affiliato diventato autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti.

Piscitelli, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe rifiutato di versare al gruppo la quota ritenuta dovuta sui profitti delle attività illecite, pagando somme mensili considerate irrisorie rispetto agli ingenti quantitativi di droga commercializzati: circa 2.000-3.000 euro. Nell’ordinanza cautelare, il gip aveva sottolineato l’“elevatissima caratura criminale” dei soggetti coinvolti e la determinazione delle organizzazioni di riferimento nel perseguire i propri obiettivi. Il giudice aveva inoltre evidenziato la contrapposizione tra il gruppo albanese riconducibile a Demce e quello di Giuseppe Molisso e Bennato, quest’ultimo sotto l’egida del clan Senese.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione