Riad, gli Houthi rivendicano l’attacco all’aeroporto: 13 morti e 309 feriti. Trump: “Inaccettabile”, l’Onu: “Grave escalation”
Tredici morti e 309 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. È il conto delle vittime dell’attacco rivendicato dai combattenti Houthi filo-iraniani contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, in Arabia Saudita, avvenuto sabato 10 ottobre. Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri, tra cui un americano, secondo quanto comunicato dall’Autorità per l’aviazione civile saudita. Il raid ha provocato anche danni materiali e alimentato le preoccupazioni per la sicurezza regionale, spingendo gli Stati Uniti e diversi Paesi occidentali ad adottare misure precauzionali. Nel pomeriggio di domenica la coalizione a guida saudita ha riferito che un nuovo attacco con “proiettile non identificato” ha colpito l’aeroporto di Riad, provocando un incendio in un terminal. La coalizione ha poi riferito di aver intercettato un missile da crociera vicino allo scalo. Secondo l’autorità, questo nuovo attacco “ha causato feriti e sono in corso operazioni per valutare i danni e verificare la sicurezza della struttura”.
L’ambasciata statunitense in Arabia Saudita ha innalzato il livello di allerta per i cittadini americani presenti nel Paese e ha introdotto restrizioni per il proprio personale negli aeroporti di Riad, Gedda e Dammam. In base a una nota della rappresentanza diplomatica, i dipendenti del governo americano devono ottenere un’autorizzazione speciale per utilizzare il King Khalid International Airport della capitale e gli scali delle altre due città saudite. L’attacco di sabato ha colpito direttamente il Terminal 3 dell’aeroporto di Riad, secondo funzionari sauditi citati dal Wall Street Journal. L’area è stata evacuata e le operazioni dello scalo sono state temporaneamente sospese per consentire la valutazione dei danni e le verifiche sulla sicurezza delle strutture. Il raid ha provocato cancellazioni, ritardi e momenti di panico tra i passeggeri.
Le testimonianze raccolte sul posto descrivono scene di concitazione, con persone in fuga, ambulanze ed elicotteri impegnati nei soccorsi. Un testimone citato dall’Agence France-Presse ha raccontato di trovarsi al gate 403 del terminal dei voli nazionali quando ha visto il gate 401 colpito e alcune persone ferite. “Tutti correvano”, ha riferito. Secondo un funzionario saudita citato dal quotidiano americano, i feriti sono stati trasportati all’ospedale King Fahad di Riad.
L’episodio si inserisce in una fase di crescente intensificazione degli attacchi contro la capitale saudita e altre città del sud del Paese. L’aeroporto era già stato colpito giovedì da attacchi letali rivendicati dagli Houthi, impegnati anche in scontri sul terreno con le forze governative yemenite nelle aree contese vicine allo stretto di Bab el-Mandeb, snodo strategico per il commercio internazionale.
La reazione di Washington e della coalizione
Il presidente americano Donald Trump ha definito “non accettabile” quanto accaduto in Arabia Saudita. Parlando con i giornalisti sabato, ha annunciato che avrebbe avuto un colloquio con il principe ereditario Mohammed bin Salman, leader di fatto del regno, e ha lasciato aperta la possibilità di un intervento statunitense a sostegno dei sauditi. “Prenderemo una decisione”, ha dichiarato. Alla domanda su un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti, Trump ha risposto: “Vedremo”. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato, tramite un post sui social media, che un cittadino statunitense è rimasto ucciso nell’attacco, che egli stesso ha condannato. “Questi attacchi deplorevoli dimostrano un palese disprezzo per la vita di civili innocenti. Devono cessare immediatamente”.
Gli Houthi hanno rivendicato l’attacco di sabato in un discorso televisivo, assumendosi anche la responsabilità di altri tre raid compiuti nelle ultime 24 ore, tra cui quelli contro installazioni energetiche saudite. La coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ha promesso una risposta “con fermezza”. Il portavoce Turki al-Malki ha definito il raid contro il terminal passeggeri un “crimine di guerra” e ha descritto l’azione come un attacco terroristico. Dura anche la condanna delle Nazioni Unite. L’inviato dell’Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, ha definito l’attacco una “grave escalation”, avvertendo che azioni di questo tipo rappresentano una seria minaccia per la sicurezza regionale, alimentano i cicli di violenza e rendono più difficili gli sforzi per raggiungere la pace in Yemen. Grundberg ha quindi esortato gli Houthi a porre fine agli attacchi contro obiettivi civili in Arabia Saudita.
Le misure precauzionali dei Paesi occidentali
L’escalation ha indotto diversi governi a rivedere le indicazioni per i propri cittadini e dipendenti nella regione. La Farnesina ha raccomandato agli italiani di evitare spostamenti non essenziali verso l’area dell’aeroporto di Riad e di utilizzare lo scalo con particolare cautela. Indicazioni analoghe sono state adottate da Germania, Spagna e Canada. Secondo quanto riferito da un alto diplomatico all’Agence France-Presse, diverse ambasciate occidentali hanno inoltre deciso, a titolo precauzionale, di vietare al proprio personale gli spostamenti da e per l’aeroporto della capitale saudita nel corso della settimana successiva.
Le conseguenze degli attacchi rischiano di estendersi anche all’economia del regno. Come osserva il Wall Street Journal, le ripetute offensive contro gli aeroporti di Riad e di altre città saudite minacciano di compromettere i viaggi d’affari e il turismo in un periodo caratterizzato dall’intensificarsi di conferenze e trasferte internazionali.