“Ci sono un sacco di persone, un sacco di persone potenti, che vogliono reprimere Internet (…) i Senatori avevano ragione: Internet è davvero fuori controllo!”. 
Questo disse Aaron Swartz in occasione dell’evento sulla libertà di connessione organizzato dal movimento che fermò il SOPA, la legge del governo statunitense volta a punire in maniera severa chi viola il copyright.
E ce ne sono di persone come Aaron che con la rete hanno cambiato e stanno cambiando il mondo.

Certo non tutti siamo Aaron, non tutti possiamo cambiare il mondo con un click, ma possiamo sicuramente usare Internet per partecipare in modo nuovo alla res publica, sfruttandone le potenzialità.

È sicuramente superficiale e talora fuorviante il “clic-attivismo” che svilisce il contenuto in favore della forma, l’identità politica di facciata creata con un like su Facebook, ma gli esempi per coniugare attivismo online con azioni offline o come preferisco dire, onlife, non mancano (in questo modo l’impegno per una questione diventa un ibrido di azioni fatte sia sul web che nella vita reale).

Quando uno strumento viene usato nel modo giusto i risultati arrivano. Le numerose piattaforme esistenti per il cambiamento sociale sono esempi di strumenti. Sono di parte, occupandomi delle campagne di Change.org Italia ed essendo un’entusiasta del web, eppure settimanalmente assisto alla nascita di migliaia di nuove campagne sulla ‘nostra’ piattaforma, i cui utenti, con le loro proposte, sempre più spesso ottengono il cambiamento sociale che desideravano o quanto meno riescono dal nulla a creare un dibattito attorno ad un tema.

Change.org è una piattaforma online aperta che permette a chiunque di lanciare e promuovere una campagna. Con oltre 25 milioni di membri in tutto il mondo, è sbarcata dallo scorso luglio anche in Italia. Per capirci, siamo lo Youtube dell’attivismo sociale (funzioniamo esattamente come Youtube). Siamo uno strumento, una scatola vuota, non abbracciamo nessuna causa, semplicemente permettiamo ai cittadini digitali di amplificare le loro istanze.

Le petizioni che hanno successo di solito sono specifiche, spesso locali e prendono di mira il decision maker che realmente ed effettivamente può deliberare in merito alla proposta. Le aziende ad esempio sono particolarmente sensibili alla protezione della loro immagine, e quando migliaia o centinaia di migliaia di clienti firmano petizioni potenzialmente dannose per le aziende e le condividono sui social media, le aziende devono affrontare il problema.

Dimostrare attraverso questi strumenti il sostegno dell‘opinione pubblica ad una causa, spinge poi i media a parlarne e i decision maker devono prestare attenzione ad un’opinione pubblica così organizzata e prorompente.

Con questo meccanismo in soli cinque anni attraverso Change.org sono state raggiunte migliaia di vittorie: la prima donna in vent’anni ha moderato il dibattito presidenziale negli Usa, una madre è riuscita a far proibire l’uso di scarti animali trattati chimicamente nelle mense scolastiche, due genitori hanno ottenuto giustizia per il crimine a sfondo razziale in cui era rimasto ucciso il loro figlio diciassettenne, delle adolescenti hanno convinto la loro rivista preferita a non usare più Photoshop per ritoccare le modelle, in Francia sono stati vietati i pesticidi aerei, una ragazza di 13 anni ha fatto approvare una legge che ha bandito le buste di plastica da tutte le città dell’Illinois, in Indonesia sono stati salvati ettari di foresta che sarebbero stati bruciati e destinati alle piantagioni di olio di palma, in Sud Africa è stata creata una task force contro lo stupro correttivo…

In Italia in pochi mesi l’Agcom ha fermato gli spot ingannevoli in onda sulle reti Mediaset, è stata bloccata l’importazione di scimmie destinate alla vivisezione, Mediaset ha ritirato la denuncia contro il giornalista Pablo Herreros che minava la libertà d’espressione e Napolitano ha parlato nel discorso di fine anno del diritto di cittadinanza ai figli degli stranieri (per non parlare del -positivo- polverone alzato dalla petizione in appoggio a Guzzanti, ancora in corso).

E molte altre conquiste -anche soltanto il portare questioni locali all’attenzione globale- di comuni cittadini resi più potenti da Internet, avverranno nei prossimi mesi, ne sono sicura.