Il Consiglio di Stato pochi giorni fa ha annullato il concorso per la nomina di 21 dirigenti al comune di Torino. Cesare Vaciago, city manager di Piero Fassino, con due determine ne ha riassunti 12, prevedendo una spesa di 400mila euro. Per gli altri 9, ci dovrebbe essere “a breve” un nuovo concorso, come annunciato dal primo cittadino torinese. Anche se non si capisce come, spiegano i consiglieri del Movimento 5 stelle, visto che “non potrà essere fatto fino al 2015 – o almeno così imporrebbe il buon senso – a causa dell’articolo 14 della spending review (riduzione dei dirigenti nelle amministrazioni pubbliche)” e considerati i “precari che attendo la stabilizzazione da mesi o anni”. Il trucco individuato dal dirigente generale sta in due parole: il ripristino della situazione “quo ante”, quindi il reintegro dei 12 nella loro precedente “posizione organizzativa”, naturalmente con il massimo del trattamento economico. Dulcis in fundo, come riporta il giornale locale Lo Spiffero: “Dopo il concorso alcuni di essi si erano licenziati per ottenere il nuovo incarico, incassando anche la liquidazione”.

La notizia ha creato un putiferio in piazza Palazzo di Città, per diverse ragioni. La prima, sollevata dai sindacati, è la previsione di reperimento dei fondi per pagare i reintegrati. Secondo il direttore generale la copertura economica va trovata nei fondi del personale, ma è “un capitolo di spesa diverso da quello dei dirigenti”. La cosa non deve essere sfuggita ai direttori Finanza e Risorse umane, che si son ben guardati da apporre le loro firme nelle determine. Per questa ragione, e per il mancato rispetto delle norme contrattuali, le rappresentanze dei lavoratori scrivono che “saranno obbligate a ricorrere alle vie legali”. Inoltre, Vaciago sarebbe uno dei principali responsabili dell’annullamento del concorso per dirigenti. Le opposizioni, Pdl e M5s, ma anche parte della maggioranza con Sel, chiedono al sindaco di annullare le nomine. 

L’INDAGINE
La Procura di Torino dovrà portare a termine le indagini su Vaciago (che ha piazzato fra i candidati uno dei suoi collaboratori, ed è stato nominato presidente del concorso dalla giunta comunale) e su Adolfo Repice, uno dei membri della commissione, entrambi indagati con l’accusa di abuso in atti d’ufficio. Il pm titolare dell’inchiesta, Cesare Parodi, ha invece chiesto l’archiviazione per Maria Pia Re, segretaria storica del direttore generale, e per la dipendente comunale Franca Poma, indagate per falso in atto pubblico. L’accusa nutre diversi dubbi, a partire dalla mancanza di riservatezza in tutte le fasi concorsuali (composizione delle commissione, formulazione delle domande, custodia e consegna dei documenti di esame). Sulla correzione degli elaborati poi, le risposte aperte sono state valutate con punteggi complessivi, non con tot punti per quesito. Anche i verbali conterrebbero numerose anomalie, dalla mancanza di firme ai sigilli, che dovrebbero garantire l’integrità delle buste con i compiti consegnati dai candidati. Altra questione è la composizione della commissione di esame. Non c’era nessuna donna, in barba alle norme per le pari opportunità, ma c’era invece il sindaco di Tropea (Repice) e Domenico Quirico, al tempo delegato sindacale.

LA SENTENZA
Il Consiglio di Stato, l’11 dicembre scorso, ha definitivamente dato ragione a quei dipendenti dell’ente comunale che si erano opposti al concorso per stabilizzare i 9 dirigenti detti ex Bassanini (assunti sotto Sergio Chiamparino per nomina politica, e quindi a tempo determinato) e altri dipendenti di ruolo, che vista l’opportunità avevano tentato di fare il salto di carriera. I giudici amministrativi hanno contestato l’intero iter concorsuale, a partire dalla composizione della commissione. Nell’opinione dei magistrati, Vaciago, che era stato nominato presidente per indirizzo politico, non avrebbe dovuto lui stesso completare la lista degli altri membri della commissione.