Nonostante la drammatica situazione aziendale e i paventati 600 tagli al personale, fino alle elezioni al Corriere della Sera regnerà la pace assoluta. Almeno, sul fronte giornalistico. L’unica certezza sul piano di salvataggio della società che controlla il quotidiano, Rcs Mediagroup, che è atteso per il 19 dicembre, è infatti che ogni decisione sui tagli all’interno della redazione di via Solferino non sarà presa prima di maggio.

Lo prevede un accordo sindacale tra i rappresentanti dei giornalisti del Corriere e l’azienda che è stato siglato il 6 dicembre scorso e secondo il quale le prospettive economiche della testata saranno valutate “con attenzione” alla luce della prima trimestrale del 2013 e delle “prime evidenze di bilancio 2012”. E, “con i conti sostanzialmente in ordine non è ipotizzabile alcuna riduzione del costo del lavoro“.

Intanto, però, l’intero gruppo che ha sulle spalle un debito di quasi 900 milioni in scadenza tra un anno, in attesa della ricapitalizzazione resa necessaria dalle perdite superiori a un terzo del capitale, ha chiuso i primi nove mesi del 2012 con un rosso di 380 milioni. Non a caso il piano di salvataggio di cui si discute ormai da settimane, dovrà appunto prevedere corposi tagli che le indiscrezioni stimano in 5-600 persone, la cessione o la chiusura di almeno 5 riviste e un aumento di capitale tra i 400 e i 700 milioni di euro.

Un punto, quest’ultimo, sul quale buona parte degli azionisti del Corriere che spaziano da Mediobanca alla Fiat, via Banca Intesa, Generali, Pirelli, Italcementi, Edison, Diego Della Valle e Giuseppe Rotelli, sono particolarmente sul chi va là per ovvie ragioni. Eppure tra le pieghe dell’accordo sindacale riservato al solo Corsera si legge che nel prossimo triennio i giornalisti del quotidiano riceveranno un premio annuo denominato appunto “incentivo Corriere”, che va da un minimo di 500 euro lordi fino a un massimo di 2mila euro lordi. In base a quale criterio? Quello del godimento delle ferie maturate nell’anno in corso più un giorno di quelle arretrate, dove però è solo quest’ultima categoria che pesa sui bilanci delle aziende al punto da averle rese, soprattutto in tempi di vacche grasse, disponibili a pagare per il loro smaltimento.

Ma Rcs fa un passo in più: se l’incentivo economico non fosse sufficiente, l’editore si è impegnato anche ad “attivare i contratti a termine che verranno richiesti dalla Direzione di Testata e funzionali ai piani di smaltimento ferie”. L’incentivo, poi, potrà salire di altri 500 euro per ciascun giornalista nel caso in cui la redazione nei tre anni riuscirà a risparmiare 2 milioni di euro l’anno sulle collaborazioni giornalistiche che attualmente hanno un costo annuo di 12 milioni l’anno.

Dal canto suo l’azienda ha incassato il via libera alla chiusura della questione dei giorni di riposo che, come previsto dal Contratto nazionale, andranno a scadenza se non verranno smaltiti antro il mese successivo. L’incentivo ferie, in ogni caso, non si sostituisce al premio di risultato di 2.100 euro legato al raggiungimento di quattro obiettivi sui risultati editoriali, il fatturato pubblicitario, le vendite degli allegati e l’incremento degli utenti del sito Corriere.it.

Il primo risultato certo, però, lo ha portato a casa l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, che potrà portare l’accordo con tutto quel che ne consegue sul tavolo degli azionisti a loro volta in comprensibile tensione non solo per l’aumento di capitale, ma anche per la sovrapposizione della ristrutturazione con il delicato periodo elettorale cui ciascuno di loro per i propri affari guarda con apprensione.

La prima occasione ufficiale per parlarne sarà il 19 dicembre, data, quando il patto di sindacato che controlla il 58,1% di Rcs si riunirà in vista dell’approvazione del piano industriale e dell’aumento di capitale della società. Al centro della riunione la presentazione nel dettaglio del progetto di rilancio che venerdì sarà ulteriormente aggiornato nel corso di una nuova riunione del consiglio di amministrazione focalizzata sul nodo del fabbisogno del gruppo e, quindi, della ricapitalizzazione.  La stessa, cioè, che i rappresentanti sindacali dei giornalisti del Corriere avevano chiesto a gran voce in ottobre in un duro attacco agli editori riuniti nel patto che controlla il 58,1% dell’azienda, invitati a ricapitalizzare la società per evitare tagli ai costi che incidano sul “patrimonio giornalistico”. Gli azionisti del patto “hanno percepito copiosi dividendi. Anche negli ultimi esercizi (2007-2011) il monte dividendi ha raggiunto quota 108 milioni di euro, contro risorse provenienti da aumenti di capitale pari a zero”, scrivevano i giornalisti in un comunicato del 16 ottobre, “è venuto il momento di onorare l’impegno che è implicito” per chi compra azioni “del più grande quotidiano di informazione italiano”.