“Trasformare Lampedusa da luogo dell’emergenza e dell’invasione in luogo simbolico in cui la memoria delle discriminazioni possa far emergere nuove forme di rapporti umani e di riconoscimento di diritti tra persone di diversa provenienza; fare di Lampedusa un avamposto della trasmissione delle memorie dei migranti, una piccola Ellis Island simbolica che possa essere visitata, direttamente e in rete, dai migranti che vi sono passati e in futuro dai loro discendenti”. Questo l’obiettivo della RAMM – Rete di Archivi delle Memorie Migranti, presentata il 4 dicembre scorso a Roma. Nata grazie a un cofinanziamento della Fondazione lettera27 e della Open Society Foundations, avrà sede presso l’Istituto centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il sostegno di partner importanti quali l’Università Orientale di Napoli e il patrocinio di Amnesty International e di altre realtà, e ha ricevuto in custodia il materiale di archivio dei soggetti che da anni raccolgono voci della migrazione: da Amisnet all’Associazione di documentaristi italiani Audiodoc, dall’Archivio Storie Migranti dell’Università di Bergamo, all’Osservatorio on-line Fortress Europe e tanti altri ancora.

L’isola finisce per diventare un simbolo del passaggio epocale dal periodo in cui i migranti eravamo noi, legando Ellis Island – l’isolotto alle porte di New York, dove i migranti venivano tenuti in quarantena in attesa dell’agognato visto per l’America, e che oggi è un museo della memoria – all’attualità dell’isola siciliana, avamposto degli sbarchi dell’umanità in fuga da guerre e carestie. Come viene spiegato nel progetto, la Rete intende essere ”il punto di riferimento di chi voglia acquisire, condividere e rendere accessibili al pubblico testi, film, immagini, canti, storie di vita, video-narrazioni: musiche, voci e memorie che testimonino il lungo percorso di incontro con l’altro nella società italiana, sia nelle sue pieghe interne che nelle sue proiezioni internazionali”.

Non a caso la prima di queste iniziative è legata a un filmato-testimonianza realizzato da Zakaria Mohamed Ali, Dagmawi Yimere e Federico Triulzi. Un breve documentario che racconta a distanza di quattro anni l’arrivo a Lampedusa di un giornalista rifugiato in Italia attraverso le sue parole. Tra gli obiettivi dei promotori del progetto, però, c’è soprattutto quello di “restituire dignità di fonte alle memorie dell’alterità in Italia, istituzionalizzando e professionalizzando un processo finora portato avanti perlopiù da soggetti della società civile. Il supporto di istituzioni universitarie e archivistiche nazionali permetterà il raggiungimento dei necessari standard professionali per la conservazione, archiviazione e fruizione dei materiali raccolti dai vari partner”.  

L’idea di fare di Lampedusa un polo della memoria delle migrazioni non è nuova, ed è stata rilanciata dallo scrittore Mimmo Gangemi, autore del romanzo La signora di Ellis Island edito da Einaudi. Il circolo Arci Askavusa dell’isola, animato dall’artista Giacomo Sferlazzo, dopo anni di lotte è riuscito a creare un Museo delle Migrazioni sull’isola . “Il museo delle migrazioni intende conservare le testimonianze di questi movimenti migratori, perché riteniamo sia preciso dovere dei protagonisti di questo tempo e di questo fenomeno tramandare alle future generazioni il racconto di fatti epocali di cui Lampedusa è stata ed è una tappa fondamentale”, ha dichiarato Sferlazzo. A tal fine Askavusa, da anni, raccoglie storie ed oggetti: testi sacri, vestiti, scarpe, documenti ed altre piccole cose che il mare ha restituito ed ha già avviato le procedure per l’assegnazione di alcune barche utilizzate dai migranti per i viaggi della speranza. L’Archivio è un altro passo avanti verso la conservazione della memoria di un’umanità in viaggio, per ricordare quello che è stato, in una condivisione del ricordo tra la società civile e le istituzioni, cogliendo magari l’occasione di un momento politico in cui dopo anni l’immigrazione non è argomento di polemiche a fini elettorali.