Gli Europei di calcio del 2020 in giro per il continente. L’idea di Michel Platini è diventata realtà. Il 6 dicembre, infatti, il Comitato esecutivo dell’Uefa ha ufficializzato la decisione, nell’aria già da qualche giorno. Si tratta di una novità assoluta: fino ad oggi tutte le grandi competizioni internazionali di calcio avevano sempre avuto un Paese ospitante.

Nel 2020, invece, in occasione dei 60 anni della manifestazione, il torneo avrà carattere itinerante: le 51 partite verranno disputate in diverse città europee. “Un Europeo per l’Europa”, come l’ha definito Gianni Infantino, segretario generale della Uefa. Si tratta di una vittoria per Platini, che a sorpresa aveva lanciato la proposta lo scorso giugno, proprio alla vigilia della finale degli ultimi Europei tra Italia e Spagna. All’inizio in pochi avevano dato credito ad un progetto molto suggestivo, ma che sembrava irrealizzabile. Poi, pian piano, tutti sono stati convinti dai vantaggi che la proposta offriva.

Innanzitutto di tipo economico: la formula itinerante non prevede un unico organizzatore e quindi non richiede grandi investimenti. Un aspetto che era già stato sottolineato in passato da Platini e su cui oggi ha insistito anche Infantino: “Per organizzare un Europeo ci sono pesanti investimenti da affrontare e forse in questo momento economico particolare è più difficile farlo”. Da un certo punto di vista, la formula straordinaria è quindi anche una misura anti-crisi. Certo, l’Europa rinuncia al volano che l’organizzazione di una grande manifestazione internazionale può rappresentare per l’economia, specie dei Paesi più piccoli, ma la storia recente ricorda che certi sforzi devono essere ben sostenuti: lo dimostra perfettamente la vicenda degli ultimi Europei, grande successo per la Polonia, occasione persa per l’Ucraina.

E a spingere verso il modello itinerante è stata appunto anche la penuria di candidature credibili. Alla scadenza dei termini, lo scorso marzo, sul tavolo della Uefa c’erano solo tre proposte: una della Turchia, una di Scozia, Repubblica d’Irlanda e Galles e una di Azerbaijan e Georgia. Tutte poco convincenti, per diversi motivi: la Turchia, perché già candidata alle Olimpiadi (una mossa, quella della doppia candidatura, che non è piaciuta a Platini) e per ragioni di sicurezza; delle altre destavano perplessità la precaria posizione economica dell’Irlanda e la lontananza delle due repubbliche ex sovietiche dal resto del continente. Così l’idea di Platini ha preso piede, fino ad essere approvata quasi all’unanimità (unico contrario proprio il delegato della Turchia, che si sentiva in tasca l’assegnazione). Per Euro 2020 non ci sarà dunque nessun esborso miliardario. Di contro, in molti potrebbero trarre benefici dalla manifestazione: il turismo calcistico è sempre più sviluppato e la Uefa prevede una mobilità di milioni di europei all’interno dei vari Paesi ospitanti, che dovrebbero essere 13. Tra questi anche l’Italia con Roma, a cui difficilmente potrà sfuggire quest’occasione, dopo la beffa degli Europei 2012 e delle Olimpiadi 2020.

Resta adesso da vedere quale sarà nel dettaglio la formula della manifestazione. Le prime indiscrezioni parlano di 12 città ospitanti (su 24 nazioni partecipanti, dal 2016 cambia la formula) per la prima fase, due per ogni girone; ottavi e quarti verrebbero giocati in campi neutri, mentre semifinali e finali concentrate in una tre giorni in una grande capitale (come avviene ad esempio nelle cosiddette ‘Final Four’ di basket o pallavolo). Si fa già il nome di Londra e dello stadio di Wembley; ma anche di Istanbul, come “indennizzo” per la mancata assegnazione del torneo. Un metodo per selezionare le città potrebbe essere la scelta delle capitali delle prime dodici nazionali nel ranking europeo qualificate alla manifestazione: in questo caso, salvo eliminazioni eccellenti, sarebbero Madrid, Lisbona, Roma, Londra, Amsterdam, Mosca, Zagabria, Atene, Basilea, Parigi, Bruxelles e Copenaghen. Le incognite, però, non mancano. A partire dalla necessità di conciliare le esigenze logistiche con quelle del sorteggio, senza favorire nessuno. Un altro rischio potrebbe essere quello di ‘elitarizzare’ la manifestazione, escludendo i Paesi meno sviluppati. Il processo di definizione della formula e della scelta delle città partirà il prossimo marzo e si concluderà nella primavera del 2014. Starà al Comitato esecutivo della Uefa sciogliere questi nodi. E far sì che gli Europei del 2020 siano ricordati come un grande momento di unità europea, e non come un clamoroso flop organizzativo e anche calcistico.