Volano gli stracci in casa Pdl tra l’avvocato modenese Gianpiero Samorì e i senatori Filippo Berselli e Carlo Giovanardi. Tanto che durante la tradizionale cena di Natale che si è svolta al ristorante ‘Il Villaggio’ di Formigine, invece del consueto scambio d’auguri s’è sfiorata la rissa. Il casus belli che ha dato il via a “un acceso scambio di opinioni” tra i parlamentari emiliano romagnoli e il candidato alle primarie del Popolo della Libertà è stata la decisione di Samorì di tenere “un comizio”, come lo definisce proprio Giovanardi, durante un’occasione deputata esclusivamente “alla convivialità” e alle celebrazioni delle prossime festività.

“Il coordinatore regionale del partito, Berselli, aveva chiaramente detto che la cena avrebbe dovuto essere un momento di condivisione, e non uno spazio per aprire un confronto tra i candidati alle primarie – critica Giovanardi – invece Samorì ha insistito per parlare del suo programma, una decisione del tutto fuori luogo”. Tanto più che durante l’imprevisto discorso il leader del Mir, i Moderati italiani in rivoluzione, non solo ha ribadito la necessità di operare un forte rinnovamento nel partito, ma ha anche invitato Giovanardi e Berselli a tenersi pronti ad essere rottamati visto che appoggiano Alfano e “rappresentano il vecchio”.

Secondo quanto riportato da alcune persone presenti in sala, Berselli e Giovanardi, a quel punto, hanno tentato di “zittire il banchiere non solo con le parole”, ma a “spintoni”. I tre si sono “tirati per la giacca”, e secondo gli invitati alla cena, Giovanardi e Samorì sono arrivati persino a “prendersi per il collo”. “Non è la prima volta – raccontano i militanti del Pdl – litigano ogni volta che si incontrano al coordinamento e questa volta hanno alzato le mani”. “Hanno discusso animatamente tutta la sera – spiega un pidiellino – ma quando Samorì ha insistito per parlare, quando i suoi sostenitori hanno iniziato a chiamarlo a gran voce, la discussione è degenerata”.

Anche se all’indomani della bagarre si cerca di gettare acqua sul fuoco. “Non c’è stata nessuna rissa, sono solo illazioni – spiega Giovanardi, contattato telefonicamente da ilfattoquotidiano.it – sì abbiamo discusso un po’ ma poi alla fine ci siamo chiariti: abbiamo parlato a turno, e poi abbiamo cantato tutti insieme ‘Tu scendi
 dalle stelle’, con le candeline accese. C’erano 500 persone sedute in sala, se ci fossimo messi le mani addosso qualcuno se ne sarebbe accorto”.

“E’ stato solo un vivace contrasto verbale tra Giovanardi e Samorì dove io ho fatto da mediatore, anche perché la faccenda non mi riguardava – commenta anche Berselli –. Poi se qualcuno mi ha tirato per la giacca non me ne sono accorto. Ribadisco – ha aggiunto – che quella non era la sede per un comizio elettorale, capisco che Samorì sia candidato alle primarie ma a cena non si parla di politica”.

Più cauto nel riportare i fatti Emilio Nannini, consigliere Pdl di Maranello, che alla stampa locale ha riferito: “Io non so chi ha preso per il collo chi. Ero alla cassa e ho visto solo che a un certo punto si sono allontanati per discutere”.

Resta il fatto che sull’avvocato modenese Giovanardi non ha dubbi e non risparmia le critiche. “Un conto è essere un bravo avvocato, un conto è dire ‘voglio fare il Presidente del Consiglio’. E’ un’aspirazione assolutamente sopra le righe”.

Per il senatore ex Dc, cofondatore del Popolo della Libertà, l’unico candidato possibile per la Presidenza del consiglio dei ministri, del resto, è Angelino Alfano. “Un giovane che ha fatto esperienza”. L’attuale segretario del partito azzurro “è stato ministro, parlamentare, ora dirige un partito: Samorì invece che cosa ha fatto?”. Non è certo come Silvio Berlusconi, “che nel 94’, pur non avendo mai fatto politica, si è candidato perché in Italia era già conosciuto, o come Luca Cordero di Montezemolo, altrettanto noto agli italiani. Samorì chi lo conosce?”.

Le primarie, continua Giovanardi, “sono un’occasione importante per scegliere ‘dal basso’ il nostro candidato alla presidenza del consiglio, come è avvenuto per il Partito Democratico. Ma servono persone qualificate e competenti”.

Su un eventuale ritorno del Cavaliere di Arcore, infine, il senatore non ha dubbi: “è stato Berlusconi a decidere di rinunciare alla propria candidatura e a proporre questa consultazione. Durante l’ultimo ufficio di presidenza gli ho chiesto se intendesse ricandidarsi e lui non mi ha risposto. Ora ci troviamo a un punto di non ritorno ed è lui stesso ad averlo determinato”.