Autostrade per l’Italia  per la prima volta ammette (indirettamente) che nella costruzione del nuovo tratto di A1, tra Firenze e Bologna, ci siano problemi molto seri. E paga 50mila euro purché le persone dimentichino e tacciano per sempre sulle crepe sui muri delle abitazioni, le case che si muovono, gli sgomberi. Succede anche questo a Ripoli, la frazione dell’Appennino bolognese dove la frana risvegliata dagli scavi per la galleria Val di Sambro, continua a muoversi. Milioni di metri cubi di terra, centimetro dopo centimetro, portano verso valle un paese e le abitazioni. Ora, una bozza di scrittura privata con un cittadino ripolese, documento che ilfattoquotidiano.it è in grado di mostrare (guarda il documento), svela la strategia della società dei Benetton. I danni provocati dai lavori per il tunnel che fa parte della Variante di valico ci sono, ma per i cittadini che accetteranno la transazione monetaria, questi problemi non dovranno più esistere. “Ci chiedono il silenzio”, dicono le persone che hanno la casa coinvolta dalla frana, “ma non accettiamo”. In breve, chi firma si impegna a “rinunciare sin da ora, e a favore di Autostrade per l’Italia, agli eventuali risarcimenti che gli venissero riconosciuti per gli stessi fatti oggetto della presente scrittura privata (…) nell’ambito dei lavori di costruzione del tratto della Galleria Val di Sambro“. Una firma in cambio di soldi freschi. Nessun contenzioso, nessun giudice, nessuna causa infinita. E poi si sa, con gli avvocati che difendono questi colossi industriali, meglio incassare subito e stare zitti.

Qualche giorno fa la raccomandata è stata recapitata nella piccola frazione di San Benedetto Val di Sambro in via Roncaglie, nella cassetta di Enzo Scaramuzza. La società Autostrade per l’Italia ha fatto la sua offerta. Se il signore firma quei fogli intasca i soldi, ma dichiara “di non avere più nulla a pretendere (…) in relazione e conseguenza dei lavori di realizzazione della Variante di valico”.

Ma Scaramuzza non è stato al gioco e non ha firmato. Gli scavi sotto la sua casa sono passati due anni e mezzo fa. Delle tante persone che abitavano a Ca’ di Simone, minuscolo borghetto di cinque case sulla strada che dal torrente Setta porta su a Ripoli, oggi è rimasto solo lui con la moglie e la figlia minore. La maggiore è stata invitata da Autostrade a uscire di casa insieme agli altri vicini sgomberati: destino abbastanza comune qui a Ripoli da due anni a questa parte.

La scrittura privata proposta a Scaramuzza rientra in un protocollo firmato un anno fa dalla Regione e da Autostrade sotto l’egida del prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia. Un protocollo del novembre 2011  (sempre contestato dal comitato di cittadini ripolesi) con cui fu istituito, tra le altre cose, un collegio dei periti che deve valutare i danni dovuti ai lavori della Variante di valico. I periti tuttavia non sembrano propriamente super-partes visto che uno su due, da regolamento, è nominato proprio dalla società costruttrice. Ad ogni modo, a seguito delle perizie svolte nei mesi scorsi a casa del signor Enzo, i tecnici hanno offerto 50 mila euro per sistemare il suo appartamento e le altre due case, sempre di sua proprietà e piene di crepe.

“Per tre case, con 50 mila euro – spiega Enzo, che di mestiere fa proprio il muratore – non ci compro neppure il materiale”. La scrittura privata enuncia chiaramente: “Scaramuzza, con il corretto pagamento della somma (…) dichiara, ora per allora, di non avere più nulla a che pretendere per qualsivoglia titolo o ragione nei confronti di Autostrade”. Il ragionamento di Enzo è lineare: “Se qui a Ripoli tutto continuerà a franare e avrò altri danni alla casa, finirò per dormire sotto un ponte”.

Una recente cartina geologica redatta dalla Regione Emilia Romagna parla chiaro, del resto. Una parte di Ripoli è franata di oltre 60 centimetri in meno di due anni. Ma è il viadotto della Autostrada del sole, situato a monte di questa frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro, a non smettere di muoversi. Il rilevatore montato proprio sul pilone che sostiene la carreggiata del viadotto Piazza ha segnalato il superamento dei 4 centimetri di spostamento verso il torrente Setta: quasi un centimetro solo negli ultimi due mesi, da fine settembre a oggi.

Intanto la Procura di Bologna che indaga, per ora contro ignoti ha annunciato che la propria consulenza iniziata a gennaio 2012, non sarà consegnata per altri 3 mesi. Bisognerà aspettare ancora fino a febbraio quindi per conoscere il responso dei periti incaricati dal pubblico ministero Morena Plazzi. Alcune prime risposte in realtà sarebbero già arrivate al magistrato che per ora le tiene riservate. Le perizie serviranno alla Procura anche per capire se in fase di progettazione gli eventuali danni conseguenti ai lavori fossero stati presi in considerazione o fossero prevedibili. Una cosa è certa la frana dormiva e qualcuno l’ha risvegliata.