Si buttano 500 miliardi dalla finestra e si chiudono gli ospedali migliori.

Corradino Mineo racconta che in Italia i prezzi dei servizi sanitari sono variabili. Una siringa può costare 60 centesimi, ma anche 2 euro. Un pasto in ospedale 9 euro, ma anche 50 (!!!!). E intanto a Torino chiudono l’Ospedale Valdese, una struttura d’eccellenza (vedi sotto*). Vuol dire che ci pigliano per il culo. Piangono che non ci sono più soldi ma intanto non smettono di tenere in piedi i carrozzoni di clientes e corrotti.
A onor del vero Monti ci ha provato. È stata varata una legge che impone l’uniformazione dei prezzi d’acquisto per prodotti e servizi ma in realtà c’è una cosca mafiosa, fatta di politici, di affaristi, di manager pubblici e di primari che rema contro.

Io vorrei che di questo parlassero i leader della sinistra.

Monti ha fatto poco. Ma quel poco sarebbe già molto se venisse applicato. La sinistra deve decidere se stare fino in fondo contro la lobby trasversale delle sanguisughe.
E invece il primo argomento portato dai leader della sinistra è l’aumento delle tasse per i ricchi.
Parole che piacciono ma sono prive di senso perché provocherebbero la fuga delle aziende straniere e italiane dall’Italia verso Paesi a tassazione più bassa (cosa che stiamo già ora sperimentando), inoltre una tassazione anche al 75% porterebbe nelle casse dello Stato una cifra molto al di sotto del necessario: non risolverebbe niente.

Sento invece parlare solo a mezza voce del fatto che lo spreco costa all’Italia 60 milardi di euro, la lentezza burocratica altri 60 miliardi, la corruzione 80 miliardi, l’evasione fiscale e contributiva 200 miliardi.  
In totale più di 400 miliardi. Ogni anno! Ed è ora di dire che questa deve essere la battaglia principale: recuperare almeno un terzo di quanto si butta. Avremmo tappato tutti i buchi, potremmo offrire alle famiglie in difficoltà un salario minimo e potremmo iniziare a ripagare il debito dello Stato. E aggiungo che continuare a sentire nicchiare la sinistra sul taglio dello spreco mi puzza di difesa di interessi di lobby e corporazioni.

Dietro c’è il fatto che non si vuole che un professore o un pubblico impiegato incapace sia licenziato, non si vuole applicare all’amministrazione pubblica criteri di verifica dell’efficienza, non si vuole che le capacità di gestire in modo efficiente il potere venga misurata e pesi sulla carriera dei politici. Proporre più tasse o la rottura del Patto di Stabilità è un modo per svicolare dal problema centrale che sta dietro la crisi: la macchina dello Stato italiano non funziona perché c’è un’orda di cavallette incapaci che ha preso in ostaggio il sistema. Un coacervo perverso di poteri locali, cavilli legali, furbate burocratiche è la ragione centrale della crisi italiana.

I soldi ci sono!
Questo vorrei sentire dire dalla sinistra.
Anche a costo di perdere i voti di qualche pubblico impiegato che non ha a cuore la qualità del suo lavoro. Perché anche la stragrande maggioranza dei pubblici dipendenti ne ha le tasche piene di vedere alcuni (pochi) furbetti prendere lo stipendio a ufo e far zavorra.
Per favore vai al bar e inizia a strillare contro lo spreco. Se lo facciamo in 10.000 bar forse Bersani ci sente.

Ps.
Ci sarebbe poi un discorso intelligente quanto inascoltato, portato avanti da Franceschini, sul fatto che in molti casi le modalità terapeutiche sono dispendiose quanto inefficienti. Cioè potremmo curare meglio adeguando i protocolli terapeutici alle metodologie utilizzate da anni in altri paesi. Stiamo lanciando una campagna di informazione e di formazione su questo tema, in particolare sulle terapie naturali complementari. Qui trovi il mio video.

*Ricevo da Carla Diamanti questo appello che pubblico volentieri, aggiungendo che è stata lanciata un’iniziativa fuori dagli schemi per difendere l’Ospedale Valdese. Lo slogan è “Mettiamoci le tette”, più di 300 pazienti dell’ospedale si sono fatte fotografare con il seno scoperto. Speriamo che ce la facciano a bloccare questa follia.

Carla Diamanti mi scrive:
“Per ragioni che nessuno riesce a capire stanno chiudendo l’Ospedale Valdese di Torino, un esempio di eccellenza medica che è il secondo per interventi al seno in Piemonte e quello in cui si spende meno (1.6 giorni di ricovero per intervento, contro i 2.5 delle altre strutture e i 4 della media regionale). Nessuno sembra interessarsi alla vicenda, che è drammatica per tutte le donne che non sapranno dove andare a farsi operare di tumore in Piemonte. La scorsa settimana una di loro, con una diagnosi maligna, si era rivolta al Valdese, il primo che le era stato consigliato dai medici, che però non può prendere in carico interventi perché non sa se rimarrà aperto dopo il 31 dicembre. Ha poi saputo che a Candiolo non operano, che al Cottolengo ci sono due mesi di attesa e al S. Anna addirittura 4. E lei non può pagare i 20.000 euro che  le sono stati chiesti per un intervento privato.
 
Posso solo immaginare la disperazione sua e delle altre donne, essendomi trovata nelle sue condizioni. Appuntamento il 1 Dicembre, dalle ore 9 davanti all’ospedale in Via Silvio Pellico 19′