Il ddl diffamazione per evitare il carcere al direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti ha rischiato per settimane di diventare l’ennesimo bavaglio, con annesse manette, per i giornalisti. Ora il caso del direttore, condannato a 14 mesi per diffamazione, sta provocando due inaspettati effetti: una rivolta in Procura a Milano che potrebbe comportare che lo stesso trattamento, adottato in prima persona dal procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ovvero la detenzione domiciliare applicando il decreto svuota carceri, per tutti gli altri detenuti.

L’avocazione del fascicolo da parte del primo pubblico ministero di Milano ai magistrati dell’esecuzione (in disaccordo con l’applicazione del decreto, ndr), tra cui l’ex aggiunto Dda e Anti terrorismo Ferdinando Pomarici, non è andata giù a nessuna delle toghe che oggi giorno di occupano di centinaia di casi di imputati per cui la sentenza è diventata esecutiva e per cui deve stilato l’ordine di carcerazione. E così qualora il giudice di sorveglianza di Milano Guido Brambilla, noto per essere stato uno dei giudici a latere del processo Sme, dovesse dichiarare ammissibile l’istanza presentata da Bruti Liberati i pm dell’ufficio esecuzione sono pronti ad inviare sempre alla sorveglianza i fascicoli, e sono parecchi, di tutti i casi uguali a quelli del giornalista. 

L’iniziativa si fonda sul fatto che al giornalista è stato riservato un trattamento diverso rispetto alle altre persone che devono scontare una condanna definitiva. Trattamento che non rispecchia il principio sancito dalla Costituzione secondo il quale “la legge è uguale per tutti”. Ecco allora che dal quarto piano del palazzo di Giustizia i pm del pool guidato dall’aggiunto Nunzia Gatto hanno intenzione di replicare: inoltrare ai vari magistrati di sorveglianza la richiesta-fotocopia a quella firmata dal Procuratore Bruti affinché venga concessa la detenzione domiciliare a tutti i condannati a una pena inferiore a 18 mesi e che, dopo la sospensione dell’ordine di esecuzione, nei 30 giorni previsti dalla legge non hanno presentato domanda di misura alternativa alle sbarre. Il caso era già scoppiato nei giorni scorsi quando Bruti Liberati aveva avocato il fascicolo. 

Per una volta accanto ai pm si schierano anche i penalisti. La scelta di chiedere gli arresti domiciliari per Alessandro Sallusti costituisce “la dimostrazione di quale binario differenziato venga adottato talvolta, e sempre in favore di chi ha una posizione privilegiata, in evidente contrasto con la scritta ‘la legge è uguale per tutti’ che dovrebbe essere lo scopo cui il governo della Giustizia deve tendere” si legge nella nota della Camera Penale di Milano. I penalisti milanesi chiedono alla Procura della Repubblica di riservare a tutti coloro che devono scontare una pena inferiore ai 18 mesi la stessa attenzione e sollecitudine usata nei confronti del direttore. Nel comunicato gli avvocati, ricordando l’“articolato e raffinato ragionamento” adottato dal procuratore E nei confronti del giornalista (doppia sospensione dell’ordine di carcerazione e richiesta di detenzione domiciliare in base alla legge svuota carceri), hanno sollevato qualche critica e soprattutto hanno osservato: “L’ unico modo per togliere dal vestito utilizzato (…) la polvere del sospetto di una decisione presa solo in considerazione del clamore della vicenda processuale” non può che essere la “generalizzata applicazione di questa linea interpretativa nei confronti di chi – portano ad esempio i penalisti – per mero errore lascia decorrere il termine” o “di chi non può permettersi un avvocato che proponga una istanza per avere i benefici penitenziari dei molti che, purtroppo, contribuiscono ad incrementare quel sovraffollamento delle carceri che lede quotidianamente le dignità della persona. Sarà questa l’unica strada percorribile se si vorrà dare ancora un senso a quella frase che campeggia sulle nostre aule, a volte mostrando chiari sintomi di smarrimento”.