Prima il governo Monti, poi l’Università di Bologna. Continua l’autunno caldo delle contestazioni studentesche a Bologna e mentre in città, istituto dopo istituto, si procede con le occupazioni, c’è chi punta il dito contro il rettore Ivano Dionigi e contro il consiglio di amministrazione dell’Ateneo. Reo di aver “sprecato risorse” penalizzando la formazione e gli studenti, e agendo come un’azienda invece che come un “organo a tutela del diritto all’istruzione”.

Così un gruppo di “universitari e precari” ha invaso l’aula dove si stava svolgendo la seduta per denunciare i problemi più gravi con cui gli studenti, quest’anno, si trovano a dover fare i conti: le tasse, le borse di studio e le risorse concesse all’istruzione, in costante diminuzione. “In un momento di così grave crisi economica qui si sperpera denaro – critica Michele, uno dei manifestanti – e intanto le biblioteche chiudono, le borse di studio diminuiscono, l’affitto per gli studenti aumenta e visto che non ci sono soldi, cresce il numero delle facoltà a numero chiuso. La prossima a selezionare le matricole sarà Ingegneria”.

Dopo aver formato un piccolo corteo, una trentina di studenti quindi ha fatto irruzione in via Zamboni 33, sede del rettorato, di corsa, fino a raggiungere l’aula dove il cda si stava riunendo, al grido “no all’Università-azienda, no alla spending review”. Per chiedere al rettore e ai consiglieri “un segnale”, un “distanziamento dalle politiche del governo in opposizione alla riforma Gelmini. È il Cda a decidere le spese dell’Ateneo quindi perché invece di spendere soldi in convegni faraonici non aprono più studentati?”

“Quest’anno le tasse ammontano a 1.315 euro e chi non può versarle subito si trova a dover pagare altri 100 euro – continua Michele – se si va avanti di questo passo, le aule saranno piene solo di giovani eletti. Scelti, però, non sulla base del merito, ma tra coloro per cui mangiare alla mensa universitaria, che costa ben 8 euro a pasto ed è privata, o al ristorante, non fa nessuna differenza”.

Iniziata pacificamente, c’è stato qualche momento di nervosismo durante la manifestazione, quando uno dei contestatori ha tentato di costringere il rettore a indossare al collo un cartello con scritto “Ivano Dionigi non vuole mettere i soldi”. “Le mani addosso no” ha risposto il Dionigi. Poi, il piccolo corteo ha lasciato la sala, non prima di ricordare ai consiglieri “di stanziare i soldi per quello che serve”.

Immediata la replica di Dionigi: “Sono tre anni che a Bologna non aumentiamo le tasse – ha sottolineato – e l’unico incremento, circa 20 euro per corso di laurea, è dovuto solo all’adeguamento Istat, con un tasso di inflazione che quest’anno è dell’1,5%”. L’Università, ha aggiunto il numero uno dell’Ateneo, “per il 2012/2013 ha anche incrementato del 10% gli stanziamenti per il diritto allo studio, per un totale di 22 milioni di euro, che verranno distribuiti sia in base al reddito, sia in base al merito”.

Per l’anno accademico appena iniziato, ha aggiunto poi Dionigi, l’intenzione è quella di garantire “al 100% degli aventi diritto una borsa di studio”. Lo scorso anno, ha ricordato il rettore, “l’Ateneo di Bologna è intervenuto con uno stanziamento straordinario di 530.000 per garantire la borsa di studio di 1.800 euro a 284 studenti stranieri extra europei, risultati idonei ma non assegnatari dei fondi Er.go a causa della mancanza di fondi regionali”.

Anche il programma Erasmus, “una delle esperienze più significative e formative per gli studenti”, finanziato dalle agenzie nazionali solo all’80%, sarà garantito. L’Ateneo ha già previsto uno stanziamento di 1,25 milioni di euro per consentire a tutti gli studenti vincitori (sia quelli in partenza nel primo che quelli in partenza nel secondo semestre) di ricevere il contributo mensile comunitario di 230 euro, “anche se non dovesse arrivare il restante 20% dei finanziamenti comunitari previsti”.