E’ lunga 474 Km, è la più grande rete ferroviaria regionale d’Italia, ma rischia il crac. La Regione Puglia rinuncia all’acquisizione delle Ferrovie Sud Est decisa a luglio dal governo Monti, lasciandone la proprietà al ministero dell’Economia. Troppi debiti, poche certezze. Questo il motivo. A far traboccare il vaso e indurre l’esecutivo di Vendola a gettare la spugna è “l’atteggiamento ostruzionistico della società”. I fatti. A luglio scorso la Regione accetta di acquisire – a costo zero – la proprietà di Fse ponendo, però, due condizioni: poter avviare una due diligence – una ricognizione finanziaria approfondita della società – e ripianare prima eventuali debiti. Il rischio, infatti, è che si traduca per la Regione in un affare a scatola vuota che, invece che giovare, pesi sul bilancio e sui cittadini.

Il ministero non pone alcuna obiezione e, anzi, offre 20 milioni di euro per ricapitalizzare la società oltre alla possibilità di colmare eventuali passività con ulteriori 100 milioni da attingere dai Fondi Fas, ipotesi che ha scatenato l’ira tanto del governatore Vendola – per il quale l’operazione sarebbe “un attentato alla comunità” – che del ministro per la Coesione Barca e del predecessore Raffaele Fitto. La giunta regionale affida alla società Deloitte il compito di esaminare minuziosamente le carte di Fse. Un’impresa che, ad oggi, non ha dato risultati. La società di trasporti – denuncia l’assessore al ramo Guglielmo Minervini – ha blindato i documenti nonostante siano partite numerose lettere di sollecito sia dalla Regione che dal proprietario unico delle Ferrovie, il ministero.

“Questo atteggiamento – dichiara Minervini – è maturato nonostante numerose sollecitazioni da Roma e nonostante l’attività di verifica contabile non sia stata messa in campo da un privato qualunque, ma dal futuro proprietario, noi. Questo è molto grave”. Nella lettera inviata al Ministero lo scorso 8 novembre e con la quale viene ratificata la rinuncia all’acquisizione, la Regione ha denunciato una situazione ben più grave di quella profilata nei mesi scorsi. Per colmare il deficit potrebbero non bastare 200 milioni di euro, il doppio delle stime iniziali. Bocche cucite sui dettagli ma a pesare sul totale, di sicuro ci sono 130 milioni di euro che le Fse hanno sempre iscritto in bilancio come recupero dell’inflazione sugli importi previsti dal contratto di servizio sino a tutto il 2008, ma che la Regione Puglia non intende riconoscere (sulla vicenda si esprimerà a dicembre il Consiglio di Stato) e altri 60 milioni derivanti dal contenzioso con i lavoratori per il trattamento di fine rapporto.

Ma, fa intendere Minervini, la stima è ottimistica. Fatto sta, incalza il responsabile dei trasporti regionali, che se non si mette in campo velocemente un’efficace terapia d’urto saranno a rischio 1500 posti di lavoro, i servizi forniti a 58 mila pendolari al giorno e gli investimenti da 400 milioni di euro decisi dalla Regione e che le Fse stanno gestendo sulla rete. “Nessuno perderà il proprio posto di lavoro e nessun passeggero rimarrà a piedi” sgombera il campo da ogni possibile allarme, l’amministratore delegato di Ferrovie del Sud Est, Luigi Fiorillo. “Quando la Regione ha avviato la ricognizione sui nostri conti – spiega – abbiamo chiesto all’Avvocatura dello Stato come comportarci. Il parere che ci è stato fornito è che questa operazione non doveva essere autorizzata perché poteva pregiudicare i diritti che l’azienda ha maturato nel contenzioso con la Regione. Quando in passato, continua Fiorillo, ci è stata avanzata la proposta di rinunciare ai 130 milioni di euro, una delle clausole era proprio che non fossero introdotte altre condizioni di aleatorietà. La due diligence lo è, per questo non abbiamo mostrato tutte le carte. Abbiamo rispettato il parere dell’Avvocatura che per noi, azienda di proprietà dello Stato, è obbligatorio”.

Insomma, per Fiorillo le Fse non sono a rischio fallimento, non hanno avuto atteggiamenti ostruzionistici e di più non metteranno in mezzo ad una strada né dipendenti né passeggeri. “Anzi – incalza – stiamo rientrando dal debito grazie alla banca tesoriera e grazie a linee di credito già accordate”. Il nodo si scioglierà a Roma nei prossimi giorni, nell’incontro tra Regione e ministero per le Infrastrutture convocato per scongiurare di ripetere il caso della Circumvesuviana ceduta alla Regione Campania con tanto di debiti che ancora si cerca di sanare. Se da questo fronte si può immaginare che un accordo sblocchi la situazione, dall’altro, quello penale, la bufera è nel pieno della sua potenza.

Nei giorni scorsi, infatti, la Procura di Bari ha notificato cinque avvisi di garanzia ad altrettanti funzionari delle Ferrovie Sud Est, tra i quali proprio l’amministratore delegato Fiorillo, con l’accusa di aver intascato fondi europei. Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Isabella Ginefra, gli indagati sarebbero i responsabili di un’operazione di compravendita con qualche ombra. Nel 2010 sarebbero state acquistate dalla Germania venticinque carrozze Silberling, poi ristrutturate dalla ditta Gredelj di Zagabria. La fattura finale ammontava a 22,5 milioni di euro ma secondo la stima effettuata dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, non valeva più di 19,5 milioni. Di qui l’ipotesi di aver ‘gonfiato’ le fatture per intascarsi i tre milioni di fondi pubblici.

A far scattare le indagini sarebbe stata una segnalazione delle Agenzie delle Entrate per la quale l’operazione sarebbe stata effettuata in regime di esenzione Iva. Nei giorni scorsi sono stati acquisiti documenti e sequestrati i pc degli indagati; ora si procederà alla verifica bancaria delle operazioni per capire come siano stati impiegati quei soldi. “Sono sereno”, confida Fiorillo. “Nutro il massimo rispetto verso gli inquirenti e verso la magistratura; sono il primo a desiderare che venga fatta luce su tutta la vicenda. Confido che questo venga fatto al più presto. Per quanto riguarda me, conclude, sono certo di non avere alcuna responsabilità”.