Saranno migliaia le iniziative che si svilupperanno oggi in tutta Europa affiancandosi agli scioperi generali già convocati in Portogallo, Spagna, Italia e Grecia. Non si era mai vista tanta unità di azione tra tanti paesi nel rispondere alle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea.

Mentre i Governi dei cosiddetti PIGS ascoltano supini le direttive della Troika tagliando la spesa sociale, le popolazioni colpite dalla crisi dimostrano di voler rispondere unitariamente per rompere l’univocità delle politiche liberiste.

Sembra che non vi siano alternative ai tagli alle scuole, alle università e alla sanità, all’attacco ai diritti dei lavoratori, alle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni. In questi anni, invece, i vari paesi colpiti dall’austerità hanno elaborato idee alternative, hanno rotto il muro di silenzio e connivenza che si ergeva e si erge ancora attorno al dogma neoliberista.

In Italia le scuole sono in mobilitazione da più di un mese, a partire dalle manifestazioni del 12 ottobre, per chiedere che i capisaldi della Legge 953 (ex PDL Aprea) vengano affossati. Proprio il PDL Aprea è l’attacco finale delle politiche neoliberiste portate avanti negli ultimi trent’anni su scuola e università, volendo trasformare le scuole in una giungla in cui scompaiono le garanzie democratiche per gli studenti e si aprono, invece, le porte ai privati come è già avvenuto con la Riforma Gelmini nell’Università. Se questo non bastasse siamo alle porte della votazione dell’ennesima manovra finanziaria che andrà a tagliare sull’istruzione, tarpando le ali ad ogni possibile uscita della crisi basata su innovazione e ricerca.

Oggi si riverseranno nelle strade e nelle piazze di tutta Italia le centinaia di scuole e università in stato di agitazione, occupazione e autogestione. Sono più di cinquanta i cortei convocati in tutto il paese, mentre coetanei spagnoli, greci e portoghesi manifesteranno contro l’aumento indiscriminato delle tasse universitarie, contro i tagli, la precarietà e per il diritto a quel futuro che gli è stato tolto dai dettami di Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea.

Forse una mobilitazione soltanto non cambierà l’indirizzo delle politiche europee. E’ senz’altro vero che questa giornata può essere il momento iniziale di un vasto movimento ricompositivo a livello continentale, che unisca tutti gli appartenenti a quella generazione senza futuro che vive sulle proprie spalle il dramma della precarietà e della disoccupazione al di là della nazionalità di appartenenza. Oggi si è acquisita la consapevolezza che, vivendo in condizioni simili se non uguali, la controparte supera i confini nazionali e impone un coordinamento nella risposta.

Con le manifestazioni di oggi si alza un grido di tutti coloro i quali credono che le intelligenze, le competenze e la creatività presenti in Europa siano il volano per uscire dalla crisi aumentando la giustizia sociale e riducendo le disuguaglianze, investendo in istruzione, garantendo i diritti dei lavoratori e colpendo le rendite, i patrimoni e i privilegi di pochi.