Nella nostra incessante caccia alle buone notizie, vedi la newsletter di Cacao, ci siamo imbattuti in Laila Haidari, una donna molto, molto coraggiosa. 34enne, di origine iraniana, sposa a 12 anni, madre a 13, circa un anno fa si reca in Afghanistan per partecipare un festival cinematografico. Laila sogna di diventare una regista di documentari, ma una sera, passeggiando vicino al ponte Pul-i-Sokhta, che passa sopra il fiume di Kabul, vede un gruppo di tossicodipendenti, ragazzi e ragazze abbandonati a se stessi, denutriti e alcuni gravemente malati.

Per capire la situazione bisogna sapere che in Afghanistan si produce il 90% dell’oppio di tutto il mondo e secondo stime dell’Onu i consumatori abituali afghani sono oltre un milione e mezzo.
Laila Haidari non riesce ad abbassare lo sguardo e tirare dritto, così fonda l’associazione “Life is beautiful”, la vita è meravigliosa, e apre un centro dove offre assistenza a 300-400 ragazzi. Ma decine di altri ogni giorno bussano alla sua porta.

In una recente intervista ha dichiarato: “E’ stato molto difficile stare da sola con 27 uomini (i primi che accettarono di farsi assistere) in una casa e aiutarli. Ho affrontato molti problemi all’inizio perché la gente della zona e il mullah hanno cominciato a insultarmi. Mi hanno accusato di prostituzione, ma non mi sono tirata indietro e ho continuato a perseguire il mio obiettivo.”

Recentemente, con 26mila dollari raccolti tra parenti e amici, Laila ha inaugurato il Taj Begum, un ristorante aperto al pubblico. Vi lavoreranno, ricostruendosi una vita, i ragazzi del centro di riabilitazione. 
“Ho 34 anni e anche chi è più grande di me ha iniziato a chiamarmi ‘mamma’. Per loro rappresento un rifugio sicuro e l’alternativa a un destino segnato. Certo, è una grossa responsabilità. Ma che cosa c’è di più bello al mondo?”

Un’altra storia storia diversa, ma anche molto simile per certi versi, arriva invece dal distretto di Ngororero, in Ruanda. Qui Anastase Tabaro ha portato la luce (l’energia elettrica!).
Cinquantanovenne, ingegnere autodidatta, cioè non ha studiato, costruisce mini-impianti idroelettrici artigianali con materiali di recupero.
Su di lui in rete non c’è molto ma abbiamo trovato un interessante articolo in inglese:  è un sito dedicato agli inventori africani.
Nella scheda dedicata ad Anastase si legge: “Disoccupato, ma impegnato a non morire di fame, questo inventore, che è sulla cinquantina, ha trascorso molto tempo a fare ricerca su come generare elettricità da rivendere agli abitanti del villaggio” (che vanno a ricaricare batterie e telefoni).

(Fonti delle notizie. Per la storia di Laila Haidari: La Stampa.it e Nydailynews.com. Per la storia di Anastase Tabaro: Ansa e la fonte citata, Kumatoo.com)