Le chiama riflessioni sullo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria. In realtà sono degli attacchi violenti contro il ministro Cancellieri e i commissari che hanno redatto la pesantissima relazione su Palazzo San Giorgio. L’ormai ex sindaco Demetrio Arena ha annunciato ricorso al Tar contro il provvedimento del Consiglio dei ministri che il 9 ottobre scorso ha deciso per lo scioglimento dell’amministrazione comunale di centrodestra perché contigua alla ‘ndrangheta.

Finirà nelle aule giudiziarie, quindi, il decreto del ministro dell’Interno: da una parte lo Stato, dall’altra chi è accusato di avere consentito alle cosche di infiltrarsi nella cosa pubblica. Non risparmia colpi bassi l’ex primo cittadino che, nella conferenza stampa tenuta ieri al palazzo del Consiglio regionale, in presenza del suo dominus, il governatore Giuseppe Scopelliti, ha parlato di uno Stato “come potere insensibile che si rifiuta di comprendere. E’ come negare le medicine a un malato che comincia a dare segnali di ripresa”. “Sostenere – ha aggiunto – che l’amministrazione da me guidata fosse nelle condizioni di non potere operare perché contigua alla ‘ndrangheta non è accettabile. E soprattutto non sono disposto ad accettare che solo la città deve pagare un prezzo così grande”.

Ancora più spietato il giudizio sulla relazione della commissione d’accesso, da Arena definita “fallace, inesatta, contraddittoria, incompleta e pertanto fuorviante. Ha comportato l’impianto di una semplice equazione: a Reggio c’è la ‘ndrangheta quindi il Consiglio comunale va sciolto. Pressioni (ma non spiega di chi, ndr), le imbarazzanti fughe di notizie (quali? ndr) verificatesi durante l’attività ispettiva e la convulsa fase che ha caratterizzato i giorni precedenti la decisione hanno fatto ritenere a molti che il provvedimento sia stato assunto per ragioni politiche“. Applaudito da una claque di ‘amici’, tutta di centrodestra, Arena rincara la dose: “Leggendo quella relazione abbiamo dovuto mettere tutti la logica sotto i piedi. Nemmeno nei regimi più totalitari si è mai assistito a giudizi di questa portata. L’amministrazione comunale viene sciolta senza che un suo amministratore sia inquisito”.

Un consigliere arrestato per ‘ndrangheta, una società mista sciolta dopo che gli è stato negato il certificato antimafia dalla prefettura, appalti assegnati a ditte in odore di mafia. La relazione è devastante per l’amministrazione di Palazzo San Giorgio. Ma per Arena “c’è solo il caso di Pino Plutino (il consigliere finito in manette, ndr) che oggi è un detenuto in attesa di giudizio. Detto questo occorre stabilire anche le regole del gioco. Non si può fare una partita e modificare le dimensioni del campo o cambiare pallone”. Meglio uno stadio, in questo caso la sala ‘Green’ del Consiglio regionale, dove non ci sono tifosi avversari. Ecco allora che è il momento di far leva sulla regginità per convincere i presenti che lo scioglimento cade sulla testa dei cittadini: “E’ un provvedimento che colpisce tutti, l’intera collettività la quale dovrà convivere con un’etichetta che non dà né giustizia né sicurezza. In un momento storico in cui la comunità mostra di reagire contro il cancro mafioso è additata, dinanzi all’opinione pubblica internazionale, come città contigua. Il timore è che il provvedimento ingeneri un clima di sfiducia”.

Riattacca, quindi, il governo “insensibile”: “E’ stata un’attenzione da parte dello Stato, cambiare il prefetto, e quindi una memoria storica di quella che è la nostra realtà, durante l’accesso della commissione antimafia?”. Arena, però, dimentica che se il prefetto Vittorio Piscitelli ha chiesto lo scioglimento, il suo predecessore Luigi Varratta, parente dell’ex ministro della Giustizia Nitto Palma (Pdl), aveva avanzato al governo la proposta di inviare in riva allo Stretto la commissione d’accesso. L’ennesima dimostrazione che lo scioglimento di Reggio si configura come un dato oggettivo e non dipende dal prefetto in carica.

“Stiamo facendo un memoriale – ha concluso l’ex sindaco – Dimostreremo con dovizie di particolari, ma soprattutto con prove documentali, quanto sia stata fallace questa relazione. Ancora sul ricorso non ho preso una decisione. Se la gente mi chiede che il ricorso va fatto, lo farò perché bisogna tutelare la dignità non mia, ma dei reggini”. Un appello a Scopelliti affinché lo tenga in considerazione per le prossime elezioni politiche? Di certo quando Arena parla di “gente” non si riferisce alle Donne calabresi in rete che il 9 novembre organizzeranno una manifestazione “per dire insieme no a Scopelliti e a questa classe dirigente”.

“Avrete notato – sostengono gli organizzatori del sit in – che Scopelliti (sindaco di Reggio per 8 anni prima di Arena) ripete sempre la mia città, la mia regione. E’ il momento di fargli capire che sono la nostra città, la nostra regione. Che vogliamo partecipare attivamente, vogliamo ricostruire il nostro senso civico, il nostro senso comune da queste macerie che abbiamo ricevuto in eredità. La mobilitazione del 9 novembre a Reggio non si esaurisce nella richiesta delle sue dimissioni: se Scopelliti è ancora governatore, è perché c’è un sostrato culturale forte che ne condivide l’azione profondamente minata dalla scarsa trasparenza. Prendere posizione, oggi, in termini non solo politici ma anche e soprattutto culturali, significa riprendere confidenza con la democrazia e l’etica, due concetti che sono stati seppelliti molto tempo fa, in nome di un clientelismo e di una sudditanza che cozzano in modo duro con le basi di una società che si voglia definire civile”.