Non apre un’impresa, piuttosto chiudono quelle che ci sono. Le uniche aperture sono rappresentate da sale gioco, slotroom, o agenzie di acquisto oro. Le case appena costruite non si vendono perché le banche non fanno mutui, gli occupati finiscono in cassa integrazione, o chi lavora in nero non investe in operazioni immobiliari che comportano procedure tracciabili e quindi l’emersione di capitali.

Le agenzie immobiliari si trasformano in agenzie di locazione, perché chi ha case vuote deve affittarle per recuperare le spese degli aumenti Imu. Quando questi elementi diventano frequenti, quasi strutturali ti trovi di fronte alla certificazione di “morte di un territorio”. Gli elementi ad uno ad uno ti appaiono insignificanti, ma nel loro insieme dimostrano l’esistenza del vicolo cieco verso il quale viaggiano gli ormai ex distretti fiorenti del sud Italia.

Erano già distribuiti a macchia di leopardo e quindi molto deboli ed esposti alle intemperie di mercato. Ma oggi scompaiono ad uno ad uno con una velocità che non lascia scampo e che crea solo panico in paesi che ormai campano solo di terziario e di pensionati. I giovani cercano di scappare: l’Australia la meta più gettonata.

Eppure una volta questi territori, soprattutto in Puglia pullulavano di attivismo commerciale. Soprattutto la manifattura, scarpe, marmi, edilizia riuscivano a creare ricchezza ed a sganciare queste terre da una facile definizione meridionalistica. E che dire dell’agricoltura che andava a gonfie vele con olio e vino. Ma oggi non è più così. Produrre olio è troppo costoso, pescare pesce altrettanto, e quindi nessuno investe in attività produttive, ma solo in rendite passive.

Una volta dietro gli autobus scorgevi la pubblicità di rivendite auto. Oggi solo quelle di acquisto oro con tronisti come testimonial. Poi ci si meraviglia che muore una provincia, la BAT. Ma è assolutamente naturale che scompaia; il declino istituzionale è condannato ad anticipare o seguire il declino economico. In questo caso può anche aver contribuito ad accelerarne i tempi per la totale assenza dell’istituzione nella caratura strategica di alcune tappe (sviluppo dell’offerta turistica,presenza nel mercato internazionale,riordino e riconversione dell’industria agricola in agroalimentare).

Ma d’altronde una provincia a tre teste, con tre capoluoghi – Barletta, Andria, Trani –era chiaramente un mostro istituzionale. Hanno perso tutto il tempo a propria disposizione per decidere la collocazione dei palazzi istituzionali e le sedi provinciali degli uffici. Non hanno mai raggiunto accordi seri ed alla fine: tempo scaduto, provincia cancellata! Intanto però di soldi se ne sono spesi, per effimere campagne di comunicazione. L’ultima, “agorà” il mese scorso per spiegare nei dieci comuni ruolo e funzione della Provincia BAT. Soldi buttati al vento. Adesso arrivano i ricorsi al Tar contro lo Stato. E magari dopo, i contenziosi contro se stessi. Tutti soldi impegnati inutilmente in un territorio che declina velocemente e rischia di perdere l’appuntamento con la ripresa che, quando ci sarà, (se ci sarà !),  passerà accanto con una velocità tale che si rischierà di non riconoscerla. Come quelle tante occasioni che attraversano il Sud, ma che nessuno, soprattutto i politici, riesce ad intercettare.