Non vorrei essere nei panni del giudice de L’Aquila, il collega Marco Billi, che oltre ad avere avuto l’onere di affrontare un processo difficilissimo e complesso deve oggi subire attacchi di ogni tipo dalla politica e, addirittura, dal mondo della scienza.

Quando leggeremo le motivazioni della sentenza probabilmente le speculazioni di queste giorni cesseranno e potremo apprezzare una sentenza di grande spessore giuridico. O, al contrario, potremo constatare che un giudice ha valutato erroneamente alcuni aspetti dell’istruttoria e la sua sentenza – né più né meno di quanto succede a decine di altri processi – verrà riformata poco dopo in appello. Una dinamica fisiologica del processo che, francamente, non comprendo perché in questa occasione abbia provocato un simile attacco mediatico nei confronti della magistratura.

Una cosa, però, credo si possa dire sin da ora.
Il capo di imputazione, la requisitoria del PM  e l’intero processo hanno focalizzato il disvalore giuridico della condotta contestata ai componenti della Commissione Grandi Rischi sulla omissione e sulla contraddittorietà di informazioni scientifiche relative ai rischi sismici del territorio (in virtù, forse, di una operazione mediatica voluta ab externo ed indipendente dalle valutazioni scientifiche, che traspare ” dalla telefonata di Guido Bertolaso) consistita nell’affermare allo stesso tempo che “la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore” e al contempo l’esatto contrario ovvero “qualunque previsione non ha fondamento scientifico”.

Quindi, la contestazione non è affatto – come affermano molti politici – l’erronea previsione scientifica di un terremoto, ma la delibata e colposa contraddittorietà delle informazioni pubblicamente date che, rassicurando la popolazione, avrebbero provocato il decesso delle vittime, le quali, sentendosi al sicuro, non avrebbero preso le opportune precauzioni (e questo sul “nesso causale”, in realtà, è il principale nodo tecnico dell’intero processo). Ed allora… che c’entra il processo a Galileo, che fu processato per l’esatto contrario, cioè per aver affermato tesi scientifiche vere (ma in contrasto con le tesi della Chiesa di allora)?

Qui si tratta di aver dato informazioni  lacunose, contraddittorie e rassicuranti in contrasto con la scienza (e sotto la possibile spinta di pressioni esterne). L’esatto contrario, appunto, del processo a Galileo Galilei.

Ricorda invece il processo a Galileo, a mio avviso, quello che avrebbe voluto Guido Bertolaso e che ha portato alla denuncia per procurato allarme  nei confronti di Giampaolo Giuliani (poi archiviata dal tribunale di Sulmona), che aveva sostenuto in base alle proprie tesi e conoscenze scientifiche (ma non riconosciute dalla scienza ufficiale) che vi sarebbe stato un forte terremoto, peraltro salvando la propria famiglia ed altre persone inducendole in tempo alla fuga.