Sono un appassionato di cinema. Posseggo qualche migliaio di film. Qualche piccola competenza in materia ce l’ho. E mi domando come mai il tema ambientale sia così negletto nel cinema.

A Torino ogni anno si svolge Cinemambiente, giusto dedicato alla tematica ambientale nel cinema. Ma si tratta pressoché solo di documentari. Manca il cinema di fiction. Anche in un tempo come l’attuale, in cui l’ambiente dovrebbe, per chi è sensibile come spesso sono i registi, destare grande preoccupazione. E dire che veicolare il tema ambientale potrebbe avvicinare molte persone, far riflettere.

In passato qualcosa nel genere (che genere non è) c’è stato: a parte blockbuster tipo “The day after tomorrow”, pensiamo a “Sindrome Cinese” (sul problema del nucleare); pensiamo a “2002: la seconda odissea” (una splendida favola ecologica); pensiamo ad “Erin Brockovich” oppure a “A civil action” (sul tema dell’inquinamento); oppure allo stupendo  “Milagro” (i contadini che si ribellano al campo di golf); oppure ancora a “La foresta di smeraldo” (sulla distruzione dell’Amazzonia); e forse possiamo far rientrare nel filone anche la Trilogia di Mad Max (un mondo futuro collassato). Ma sono casi ben rari, davvero sporadici.

Rientrano in quel cinema che viene anche definito “cinema di impegno civile”, quasi fosse di serie B, per distinguerlo dall’altro di puro intrattenimento, che la fa da padrone.

Appunto, rarità, a cui si contrappongono addirittura film in cui l’impegno di carattere ambientale viene criticato. Vedi per tutti un’opera del pur grande Peter Weir che punta il dito contro il fanatismo ambientalista: “Mosquito Cost”.

E dire che ci sono persino divi del cinema come Leonardo Di Caprio o Darryl Hannah, impegnati sul fronte ambientale. O come Kevin Costner, che si affermò come regista in un film sociale ed ecologico come “Balla coi lupi”.

Ma, nonostante ciò, l’ambiente “non buca” nel cinema. Non so perché, magari voi avete un’idea, io no.