Per i giudici è “inidoneo” a quell’incarico, ma lui continua a stare al suo posto, a percepire il suo lauto stipendio (155 mila euro all’anno) e – nonostante il delicato momento che attraversa l’ente da cui dipende – a reclutare nuovo personale. E’ la singolare storia del direttore del settore “Organizzazione, Personale, Demanio e Patrimonio” della Regione Lazio, Raffaele Marra. La cui nomina, fatta lo scorso anno – insieme a quella di un altro dirigente – direttamente dal governatore, Renata Polverini, era stata già dichiarata dal Tar illegittima. Non una, ma ben due volte: la prima (settembre 2011) perché il bando per “ricercare le nuove figure all’esterno aveva violato i principi di trasparenza, pubblicità e partecipazione nonché dell’obbligo di motivazione”.

Il mese successivo, la sentenza era stata praticamente confermata dal Consiglio di Stato, che aveva respinto l’istanza di sospensione cautelare presentata dalla Regione. La Polverini però era andata dritta per la sua strada, mantenendo l’efficacia dell’incarico ricoperto dall’amico Marra e anche quello dell’altro suo fedelissimo (l’ex Ugl Giuliano Bologna, chiamato a coordinare l’Avvocatura regionale). Per la combattiva presidente, evidentemente, le professionalità degli interni non erano così idonee a ricoprire quei ruoli. Il Direr, l’associazione sindacale che riunisce i dirigenti e i quadri della Regione, aveva dunque impugnato (per la seconda volta) il provvedimento. “Il dott. Marra – riporta la memoria depositata dal Direr – è privo dei requisiti richiesti e, comunque, ha certamente meno requisiti di dirigenti interni”. Malgrado le sue quattro lauree, erano in quindici i dirigenti regionali che avevano requisiti migliori dell’ex ufficiale della Guardia di Finanza ed ex direttore del Dipartimento Casa del Comune di Roma. Nel brillantissimo curriculum di Marra infatti non era presente alcuna esperienza nella gestione delle risorse umane. Il Tribunale amministrativo perciò – sulla falsariga della sentenza precedente – non aveva potuto far altro che accogliere (nuovamente) il ricorso dell’associazione dei dirigenti e bocciare di conseguenza le nomine. Ancora una volta. “L’amministrazione regionale non ha correttamente operato – si legge nella sentenza, emessa il 25 giugno scorso – Appare condivisibile l’assunto della ricorrente secondo cui vi è stato sviamento di potere, posto che l’Amministrazione ha ritenuto di limitarsi ad accertare la piena vigenza degli stessi, dando ulteriore prova di preferire l’ingaggio di soggetti esterni per la copertura di posti importanti”.

Il presidente della Regione Lazio, però, ignorando anche la seconda sentenza, prima di dimettersi – proprio nell’ultima riunione di giunta –, ha deciso di rinnovare la fiducia a Marra, Bologna e ad altri sette dirigenti. Con la benedizione di Renata, il direttore del personale (del demanio e patrimonio) è rimasto perciò nel suo ufficio di via Rosa Raimondi Garibaldi – sede della Regione Lazio –, dove continua a lavorare alacremente per l’amministrazione. Come dimostra l’avviso, pubblicato pochi giorni fa sulla rete intranet della Regione Lazio e destinato ai dipendenti interni, riguardante la selezione di un nuovo direttore dell’Area “Coordinamento dei rapporti con la Società Sviluppo Lazio, Società controllate ed Enti Pubblici dipendenti”.

“I dirigenti regionali interessati all’incarico – si legge nella nota – in possesso dei requisiti indicati dovranno inviare al direttore della Direzione ‘Organizzazione, Personale e Demanio e Patrimonio‘ la loro candidatura”. Nulla quaestio, ovviamente, sulla regolarità del bando. “Anche se, visto il momento, per questioni di opportunità – commenta Enzo Foschi, consigliere del Pd della Regione Lazio – quello di nominare nuovi dirigenti, seppur interni, dovrebbe essere l’ultimo dei problemi. Ma è soprattutto paradossale, visto che a non possedere i requisiti – chiosa con sarcasmo Foschi – è per primo proprio colui che visionerà i curricula dei candidati: l’amico intimo della presidente Polverini, Raffaele Marra”. Sulla cui nomina però – e su quella del segretario generale della Giunta, Salvatore Ronghi e del capo ufficio gabinetto del presidente regionale, Giovanni Zoroddu – come ha confermato a Repubblica il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis – adesso indaga anche la magistratura contabile.