“Non siete stati invitati, non siete graditi”. Con queste motivazioni il cronista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto si è visto sbattere la porta in faccia alla conferenza stampa convocata a Milano nello studio dell’avvocato dell’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Questa mattina, alla notizia del faccia a faccia con i giornalisti promosso dall’avvocato Ennio Amodio, anche il nostro giornale – che sta seguendo l’inchiesta che coinvolge Finmeccanica e i suoi vertici – ha mandato un suo giornalista: “Quando sono arrivato allo studio in via Battisti  – racconta Barbacetto – sono stato bloccato all’ingresso. Dopo un po’ di attesa una dipendente dell’avvocato mi ha spiegato che noi non siamo stati invitati e siamo sgraditi, anche perché l’avvocato stesso ha avuto mandato di querelarci”. Così, giustificandosi con l’intenzione di sporgere querela, Orsi ha pensato di escludere il Fatto dal gruppo di testate invitate a raccogliere la “versione ufficiale”. 

Ma qual era l’argomento della conferenza stampa alla quale il Fatto non ha potuto partecipare né, quindi, fare domande? Lo scopriamo dalle agenzie. “Il presunto finanziamento illecito alla Lega Nord è rimasto privo completamente di ogni riscontro ma deriva da congetture dell’ex responsabile delle relazionie esterne del gruppo Lorenzo Borgogni“. Una notizia pubblicata lo scorso aprile proprio dal Fatto Quotidiano. Alla luce di questa ricostruzione, l’avvocato afferma che “qualora l’esecutivo dovesse ritenere che la presenza dell’ingegner Orsi dovesse in qualche modo turbare l’attività di Finmeccanica, l’ingegnere agirà di conseguenza ma, allo stato sua intenzione è quella di rimanere, di difendersi a tutto tondo perché è in grado di provare di aver agito sempre e unicamente per il bene della società”.

Non solo. E’ stata pure definita “un clamoroso abbaglio” la notizia del ritrovamento di un memorandum nella casa della madre dello svizzero americano Guido Ralph Haschke, coinvolto nel procedimento su Finmeccanica “che qualcuno ha interpretato come prova di tangenti”. “Il documento – ha proseguito Amodio – riguarda una fornitura di elicotteri 119, mentre l’appalto sotto inchiesta riguarda l’elicottero 101. Dal contesto degli atti buttati lì alla rinfusa – ha spiegato Amodio facendo riferimento al nostro articolo – non vi è mai alcuna conferma che Orsi abbia fatto alcun accordo perché un consulente intervenisse nel mercato indiano per pagare tangenti”. L’incontro in studio con la stampa poteva essere un’occasione di confronto. Ma evidentemente, nonostante la certezza di un “clamoroso abbaglio”, si è preferito evitare il contraddittorio.