Sono rimasto molto colpito dalla notizia di quel professore all’Università di Bergamo che non aveva mai conseguito la laurea. Secondo quanto riporta il sito del Corriere.it, gli è bastato “autocertificare” sul proprio CV di avere conseguito ben due lauree in Scienze biologiche e Fisica dei calcolatori per vincere un posto da professore a contratto in calcolo elettronico dal 2001 al 2005, e, colmo dei colmi, da dirigente alla Programmazione della politica finanziaria al ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dal 2009 allo scorso 31 ottobre.

Se una enormità del genere è possibile in Italia – e non è certo la prima volta che leggiamo casi del genere – è anche perché siamo uno dei non molti paesi in cui non è stato istituito un analogo delTranscript Office” delle università anglosassoni. Si tratterebbe di un “ufficio diplomi ed esami” che avrebbe il compito di custodire un archivio per ogni laureato: copia originale del diploma di laurea, master o dottorato, corso di studi, votazione finale, dettaglio degli esami superati, con quali voti, in quale date, con la specifica di quante borse di studio ottenute e quante tasse pagate.

Gli “uffici transcript” delle università anglosasoni conservano questi dati e, qui viene il bello, li spediscono, dietro richiesta (e pagamento) del cittadino che ha  conseguito il diploma di studio, su carta e busta intestata alla università di riferimento a ogni ente, pubblico o privato, che ne faccia domanda. In questo modo, anche se l’input alla spedizione proviene sempre dal cittadino, questo viene di fatto  bypassato dal momento in cui muove la sua richiesta, perché a quel punto è la sua ex università che spedisce una comunicazione ufficiale all’altro ente (o università) che abbia bisogno di ricevere la documentazione ufficiale. Spesso, gli uffici transcript appongono anche uno speciale timbro sul retro della busta, con una firma dell’impiegato responsabile sui lembi chiusi, a prova e contro-prova dell’autenticità e ufficialità del contenuto di quella spedizione. Nei casi migliori, l’università dispone anche di un Graduate Dossier Service che custodisce e inoltra anche le necessarie lettere di referenza spedite dai professori che hanno conosciuto lo studente durante la sua carriera universitaria. I Graduate Dossier Service consentono al cittadino di far inoltrare i propri documenti usando  la sua tastiera, da casa. 

Tutto questo perché? Non solo per far sì che la comunicazione sui diplomi di studio conseguiti rimanga fra due istituzioni, ma anche perché viviamo ormai in un’epoca in cui i computer e le stampanti laser sono di pubblico dominio ed è sempre più facile plagiare o falsificare ogni tipo di documento. Oltretutto, la mancanza di un “ufficio transcript” nelle università italiane (o nella grande maggioranza di esse) fa sì che i laureati o dottorati italiani abbiano una notevole difficoltà a dimostrare all’estero la veridicità dei loro studi italiani.

Pensate infatti che nel tempo di Internet 2.0, per inoltrare un diploma di laurea con esami, il cittadino italiano (che magari vive all’estero, o comunque lontano dalla sua vecchia sede universitaria) deve andare di persona alla segreteria della sua vecchia università, pagare una tassa e ricevere solo di persona il documento di cui ha bisogno, che deve poi fare tradurre, certificare e autenticare presso l’ambasciata del paese dove desidera andare. Se poi ha conseguito più di una laurea, un master o un dottorato, deve ripetere la trafila per ciascuna università! Il tutto per una spesa (di tempo e di soldi) non indifferente e comunque mettendosi in una condizione di difformità rispetto alla norma richiesta nel paese anglosassone e sperando di incontrare impiegati elastici che capiscano la condizione di minorità delle università italiane su questo campo. Non c’è – di solito – modo di convincere la Segreteria studenti a spedire alcunché a chicchessia, in nessun modo.

Caro ministro Profumo, questa è un’altra riforma che dovrebbe fare prima di andarsene.