Riccione è il luogo scelto da Giulio Tremonti per il lancio del suo nuovo partito “Lista Lavoro e Libertà”, nella rossa e cattolica riviera romagnola in un weekend caldo di ottobre. È una sala di massimo quattrocento persone sulle oltre 1000 di capienza ad accogliere l’ex ministro del governo Berlusconi in grande spolvero. Socialisti del passato e di nuova adozione, giovani rampanti ed ex Pdl, imprenditori e professori universitari. È la platea che accoglie Tremonti: facce da tenere d’occhio come Marco Canon e pure il figlio di Ignazio La Russa, Geronimo. E tra il pubblico compare Romano Bernardoni, rinviato a giudizio per il crac Parmalat. Ma poi ancora Maurizio Casasco, Francesco Amadori, l’ex senatore Rino Formica. Ma se sabato l’incontro era rivolto ai giovani con un open space e scambi di idee, le facce pulite e per il cambiamento sono totalmente assenti la domenica mattina, in una sala mezza vuota che a tratti imbarazza lo stesso Tremonti.

“Siamo in guerra. Dentro una strana guerra: economica, non violenta, “civile” e per questo diversa da quelle del passato. Soprattutto una guerra economica. Ma pur sempre una guerra!”.

Comincia con “guerra” il manifesto politico di Giulio Tremonti, al punto zero, nel preambolo e poi giovani, spazio al nuovo e contro la colonizzazione delle banche. Sono le parole chiave che condiscono i due giorni di lancio di 3L, il soggetto politico fatto in casa che non vuole politici o casta o grandi nomi. E pure il simbolo, dicono, è disegnato dallo stesse mani dell’ex ministro con una freccia che guarda al futuro. Il nuovo che avanza sembrerebbe voler dire, anche se a presentarlo è sempre lui, ex ministro dal vecchio volto della politica che tutti vogliono combattere. E la soluzione a questa situazione di “malessere”, come la chiamano al convegno, è almeno secondo Tremonti quella di creare un nuovo partito.

“Intanto, – attacca l’ex ministro, – non mi pare che i partiti che ci sono adesso siano così fantastici, e poi quando dico una guerra dico una guerra economica, diversa da quelle del passato, ma pur sempre una guerra. Quello che sta succedendo è che ci vogliono colonizzare, non hanno interesse a farci saltare, vogliono ridurre i nostri beni, il nostro risparmio e le nostre imprese”. Una colonizzazione economica in cui, secondo il professore, è giunto il momento di prendere la parola e reagire per evitare di fare la parte dei derisi e sottomessi. “Se vai all’estero te lo dicono: siamo tra i più ricchi, abbiamo risparmi, siamo la seconda manifattura d’Europa. Poi però ci spiegano che siamo in crisi e noi andiamo in crisi con una politica di troppe tasse e troppa paura.”.

I nuovi, nuovi in politica e nuovi di dinamiche di partito. Questo il casting del partito “3L, Avanti Insieme”. Anche se domenica mattina, le facce sotto i 50 anni si faticano a trovare in platea. “Io credo che sia il momento di metterci insieme. A me non frega nulla di tornare in parlamento, essere o no onorevole. Credo che sia giusto che i giovani vadano avanti con la difesa. Dobbiamo scegliere: vogliamo essere rassegnati, calpestati o derisi come dice l’inno o vogliamo tornare a essere padroni a casa nostra? Questo dipende dai giovani perché è il loro futuro: saranno liste fatte soprattutto da loro.”

Il debito pubblico nazionale di nuovo nelle mani italiane; titoli pubblici esenti da ogni imposta presente o futura; costituzione di una banca nazionale di “Credito per l’Economia” sul modello tedesco della KFW; nuovo contratto di lavoro per la piccola e media impresa e blocco della riforma Fornero sul precariato. Sono tante le misure economiche proposte dall’ex ministro Tremonti, in un programma politico già pronto e confezionato che potrebbe fare gola ad altri schieramenti politici che a pochi mesi dalle elezioni legislative ancora brancolano nel buio alla ricerca di candidati e punti fermi. Pdl, Lega Nord, Berlusconi? “Non lo so, – continua stizzito Tremonti, – lo chieda a loro. Non mi sono incontrato con nessuno di questi signori da moltissimo tempo. Io spero che il mio documento sia sottoscritto da più persone possibili. Berlusconi? Provate a chiamarlo, so che oggi è in Russia, chiami la compagnia telefonica, qualcuno vi risponderà”.

L’ex ministro propone referendum consultivi e propositivi perché “è vero costano, ma costa di più un parlamento che sbaglia” e critica la banche, ma ci tiene a sottolinearlo, non è Beppe Grillo: “Queste cose le scrivo e le dico da vent’anni. Perfino la Commissione Europea sta cominciando a dire che il sistema bancario va cambiato. Allora cosa diciamo che Grillo copia la Commissione Europea?”. L’attacco più duro è al governo nel 2011 quando non accettò i suoi moniti di prudenza del tipo “vula bass e schiva i sass”, come afferma e ancora ai tecnici: “Monti ha detto ai tedeschi “state tranquilli che stiamo lavorando” e io gli dico, ti prego Mario dì qualcosa di Made in Italy”.

 Un obiettivo ambizioso di salvataggio dell’Italia che la Lista Lavoro e Libertà si propone di portare avanti. E alla domanda perché tutte queste misure e obiettivi non avrebbe potuto Tremonti metterle in pratica quando era al governo, risponde: “Cosa ho fatto io? Due anni fa dissi che chi governava le regioni erano dei cialtroni. Mi hanno dato del maleducato e invece non mi sbagliavo. E poi ancora, in tre anni il professor Monti ha scritto sul Corriere della Sera che ho salvato l’Italia e ho impedito all’Italia di diventare come la Grecia, almeno su questo sono d’accordo con Monti”.