La blogger e dissidente cubana Yoani Sanchez , fondatrice del sito Generacion Y, è stata arrestata a Cuba. Lo riferiscono oggi fonti della dissidenza. La Sanchez è ora detenuta a Bayamo, dove con altri attivisti intendeva seguire il processo ad Angel Carromero, esponente politico spagnolo accusato della morte, in un incidente d’auto, dell’oppositore cubano Paya’. La Sanchez, che è stata più volte candidata al premio Nobel per la pace, aveva “l’intenzione di mettere in atto una provocazione e uno show mediatico”. Nel corso degli anni le è stato più volte impedito di andare all’estero. 

Oswaldo Paya’ era morto il 22 luglio scorso. Per il governo di Raul Castro quello del noto oppositore era stato solo un altro nome da aggiungere alla lunga lista delle vittime della strada nell’isola. Ma i i familiari di Paya’  avevno accusato L’Avana ritenendo che l’incidente “intenzionale”. Paya’, un ingegnere di 60 anni, era uno dei più noti esponenti della dissidenza e leader del Movimiento cristiano liberacion (Mcl). Nell’incidente a Bayamo, circa 900 chilometri dall’Avana, era morto anche un altro attivista dell’Mcl, Harold Cepera, mentre a bordo dell’auto c’erano anche due stranieri simpatizzanti rimasti leggermente feriti.

Subito dopo la morte di Payà la Sanchez aveva riferito che un camion aveva urtato la vettura del dissidente. Anche la figlia del leader dissidente Rosa Maria aveva fornito questa ricostruzione dell’impatto tra le vetture. Per il fratello di Paya’, Carlos, Oswaldo veniva regolarmente minacciato e giorni fa all’Avana la sua macchina si era ribaltata dopo lo scontro un’altra vettura. In quell’occasione il dissidente era uscito illeso. I due stranieri a bordo dell’auto erano lo spagnolo Angel Carromero e lo svedese Jens Aron Modig, entrambi politici cattolici vicini a Paya’. Carromero  è tra l’altro dirigente di un movimento giovanile del Partido Popular, la formazione del premier Mariano Rajoy. Secondo alcune fonti dell’Avana, alla guida della vettura c’era proprio lui. La morte del leader dissidente aveva avuto una eco in tutto il mondo. In Italia, l’aula della Camera aveva ricordato con un minuto di silenzio e con un applauso il politico. Per la Casa Bianca, è stato “un campione dei diritti civili e umani a Cuba”.

La Sanchez nei mesi scorsi, nei suoi messaggini Twitter, aveva segnalato l’ondata di arresti, minacce e lineee telefoniche tagliate, in quella che ha definito un’operazione ”di pulizia ideologica”, per impedire qualsiasi manifestazione di protesta in occasione della visita di papa Benedetto XVI, ed in particolare alla messa che il papa ha celebrato in piazza della Rivoluzione. La dissidente aveva definito le misure decise dal governo di Raul Castro come un ”chiaro” segnale di ”paura”.