Mentre l’Italia assumerà poco più di 7mila docenti nel 2013, grazie al “concorsone” che si appresta a indire, la Francia, con una popolazione di poco superiore alla nostra, nello stesso anno ne recluterà – fra insegnanti e professori – circa 40mila. E’ un numero che è stato accolto con sorpresa anche a Parigi, nel senso che stride con i tagli a ripetizione nella scuola, decisi dal precedente inquilino dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy. Ora, invece, con François Hollande, l’attuale Presidente socialista, si cambia decisamente musica: già lo aveva promesso durante la campagna elettorale, l’istruzione come prorità del suo mandato. E, nonostante i tagli alla spesa pubblica sempre più pesanti che la Francia deve subire, il nuovo presidente intende mantenere fede alla sua parola.

L’annuncio relativo ai nuovi 40mila docenti, che saranno a disposizione della scuola francese dal settembre 2013, è arrivato nei giorni scorsi da parte del ministro dell’Educazione, Vincent Peillon. Si tratta del 67% in più rispetto alle assunzioni effettuate nel 2012. 18mila saranno i vincitori di un primo concorso che si terrà alla fine di quest’anno (ma, appunto, entreranno nell’organico solo nel 2013). Altri 22mila verranno selezionati con un secondo concorso, previsto nel primo semestre dell’anno prossimo. Tanto per avere un’idea, bisogna risalire al 1993 per ritrovare un numero superiore ai 40mila, 43mila per la precisione i docenti assunti quell’anno. In tempi lontani, diversi da quelli attuali, in quanto a problemi (allora minori) di finanze pubbliche. L’annuncio di Peillon, in effetti, assume un significato particolare, se si considera che proprio venerdì prossimo il Governo francese presenterà il suo progetto di Finanziaria 2013, che poi dovrà essere vagliato del Parlamento. Sarà una Finanziaria lacrime e sangue per un Paese in crisi economica e con l’obiettivo di riportare il deficit pubblico al 3% del Pil proprio nel 2013, dopo che a fine 2011 totalizzava il 5,2%, mentre alla fine di quest’anno scenderà, se tutto va bene, al 4,5 per cento. Precisare che se si vogliono aumentare decisamente (+67% rispetto al 2012) le assunzioni nella scuola significa lanciare un messaggio preciso: l’Education nationale, prima di tutto.

Negli anni precedenti, invece, Sarkozy aveva applicato anche a questo settore il principio di sostituzione di uno solo su ogni due pensionati, introdotto nella funzione pubblica nel suo complesso, per ridurne l’esercito dei componenti. In questo modo dal 2007 al 2012 sono stati fatti fuori oltre 80mila posti nell’istruzione. Se in alcuni casi una razionalizzazione dell’organico scolastico è stata più che sacrosanta (vedi il numero eccessivo di opzioni e indirizzi disponibili, soprattutto a partire dalla media), va detto che i tagli hanno aggravato uno dei problemi della scuola francese, classi troppo numerose, rispetto alla media Ocse e anche al confronto con l’Italia, a tutti i livelli. L’assunzione di circa 40mila docenti nel 2013 coprirà già tutti i posti lasciati vacanti da chi andrà in pensione (22mila) e ne aggiungerà altri 18mila, che sono considerati una parte di quei 60mila che Hollande ha promesso di reclutare durante tutto il suo mandato.

Paradossalmente, la cosa più difficile sarà attirare il numero sufficiente di candidati. Negli ultimi anni si è già posto lo stesso problema per alcune classi di concorso, come la matematica. Il mestiere dell’insegnante non va più di moda in Francia. Nell’ultima settimana per tre volte un professore è stato aggredito dagli studenti. Quanto alla paga, l’inchiesta comparativa dell’Ocse, uscita pochi giorni fa, ha rilevato che gli stipendi dei docenti francesi sono decisamente bassi, anche rispetto all’Italia. Lo stipendio (calcolato tenendo conto del potere d’acquisto) è di 24.334 dollari lordi mensili per un insegnante elementare di prima nomina (27.015 in Italia) e di 27.184 per un professore di scuola media, ancora di prima nomina (29.122 per i colleghi italiani equivalenti). Intervistata dall’agenzia France Presse, Marie Quartier, psicoterapeuta presso il Centre de recherche sur l’interaction et la souffrance scolaire (Criss) di Lione, ha sottolineato come in Francia “non esista più una valorizzazione adeguata della professione dal punto di vista intellettuale. E poi i docenti guadagnano troppo poco, anche per questo sono disprezzati”. I sindacati hanno accolto positivamente l’annuncio del ministro. Ma Daniel Robin, cosegretario generale dllo Snes, il principale sindacato nel secondo grado, ha sottolineato che “è urgente sostenere gli studenti che passeranno i concorsi nel 2013 e nel 2014, anche finanziariamente”. Molti osservatori, comunque, ritengono che, a causa del rapido aumento della disoccupazione in Francia, i prossimi concorsi dovrebbe attirare più facilmente i candidati.