Il nuovo si costruisce con l’esperienza“: lo slogan campeggia sui manifesti giganti che costellano le strade della provincia di Catania. Il faccione del candidato Raffaele Nicotra detto Pippo guarda sorridendo i passanti. Accanto al suo ritratto campeggia il simbolo dell’Udc, il rinnovatissimo partito che fu di Totò ‘Vasavasa‘ Cuffaro, oggi purtroppo impossibilitato a candidarsi perché ristretto nelle patrie galere dove sconta la condanna per aver favorito Cosa nostra.

L’Udc oggi è in grande spolvero e in Sicilia ha stretto un’alleanza di ferro con il Partito democratico per sostenere la candidatura di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione: in tal senso, Raffaele Nicotra è tra i candidati di punta della compagine che sostiene l’ex sindaco di Gela.

Ma chi è Raffaele Nicotra detto Pippo? Per capirlo bisogna fare un passo indietro. Tornare al maggio del 1993 quando ad Aci Catena, un piccolo comune nei pressi di Acireale, si doveva seppellire un “picciotto di squadra” che si era fatto ammazzare mentre rapinava un gioielliere. La buonanima si chiamava Maurizio Faraci e non era uno qualunque. Il picciotto era il cognato di Sebastiano Sciuto, un dei “colonnelli” del boss Benedetto Santapaola, il capo della famiglia catanese di Cosa nostra, arrestato proprio pochi giorni prima dopo ben 11 anni di latitanza.

Nuccio Sciuto, meglio conosciuto come ‘Nuccio Coscia’, era il rappresentate di Santapaola per l’intera area dell’Acese. Un pezzo da novanta insomma, un uomo che pretendeva, e solitamente otteneva, rispetto. Ma in quel periodo a Catania vi era un Questore, Giuseppe Scavo, che non andava per il sottile e, senza alcun riguardo per il boss santapaoliano, vietò i funerali del picciotto. A far rispettare la decisione del questore fu Giuseppe Arcidiacono, un giovane capitano dei carabinieri che comandava la compagnia di Acireale.

L’ufficiale ordinò di staccare dai muri i manifesti a lutto e spedì il defunto al camposanto senza il doveroso ossequio di un funerale imponente e senza che i commercianti fossero obbligati – come si usa in tutti i funerali di mafia – a chiudere per lutto. Per Nuccio Coscia fu una vera e propria ‘tagliata di faccia’. Ed è qui che entra in scena Raffaele Nicotra detto Pippo, allora sindaco democristiano del paese. Nicotra non solo si rifiutò di far coprire i manifesti di lutto, così come ordinato dal Questore e dai carabinieri, ma quando venne convocato in caserma si presentò facendo fuoco e fiamme per far annullare il divieto ai funerali, arrivando persino a minacciare il capitano. Provò in tutti i modi ma non cavò un ragno dal buco. Il capitano Arcidiacono non si lasciò intimidire e lo fece accomodare fuori dalla caserma relazionando tutto ai suoi superiori. A quel punto a Nicotra non rimase altro da fare che correre al cimitero e abbracciare e confortare platealmente il boss a lutto. Un atto di rispetto e di amicizia, ma anche una sfida ai carabinieri che erano presenti al cimitero. Un gesto che gli costò caro. Per quella storia, Nicotra ci rimise la poltrona.

Un mese dopo quel funerale Nicotra venne rimosso dalla carica di sindaco e di consigliere comunale con un provvedimento del prefetto Domenico Salazar e il Comune fu poi sciolto per mafia con un decreto firmato il 28 giugno dal Presidente della Repubblica, Scalfaro. Nel provvedimento è citato anche un altro episodio che vide protagonista Raffaele Nicotra detto Pippo. Il sindaco, oggi candidato al parlamento regionale al fianco di Crocetta, aveva infatti fatto lavorare nel proprio negozio Giuseppe Gurgone, pregiudicato vicino anche lui a Nuccio Coscia, che stava agli arresti domiciliari per rapina aggravata.

Carriera politica finita? Assolutamente no. Qualche anno dopo, Nicotra sarà trionfalmente rieletto sindaco e, dopo aver cambiato più volte partito – dal Nuovo Psi, a Nuova Sicilia, al Mpa e poi, infine, al Pdl – arriverà al parlamento regionale, dove, naturalmente, sarà subito nominato membro della commissione antimafia.

Ma non è finita. Dopo essersi fatto rieleggere sindaco, Nicotra venne persino nominato presidente del consorzio che gestisce i beni confiscati alla mafia in provincia di Catania. Insomma è sempre l’uomo giusto al posto giusto. Tutto questo nonostante nel frattempo fosse finito dentro un’inchiesta, poi archiviata, per voto di scambio e favoreggiamento sempre al clan Santapaola.

La sua carriera politica lo vede infine approdare all’Udc, partito per il quale adesso si candida alle elezioni regionali, sostenendo la “rivoluzione siciliana” del candidato presidente, Rosario Crocetta. Nicotra, dal canto suo, ha sempre sottolineato il fatto che non è mai stato condannato per fatti di mafia, ma non ha mai potuto smentire le sue frequentazioni e i suoi comportamenti. In tribunale Nicotra ci è andato, ma di sua volontà. Dopo aver minacciato, senza mai presentarla, una querela contro l’Unità che aveva raccontato la sua storia, ha pensato bene di querelare Creativamente, un piccolo giornale di Acicastello che qualche tempo dopo aveva ripreso l’articolo de l’Unità. Gli è andata male. Il 4 aprile scorso, il giudice Marina Rizza ha assolto i giornalisti perché il fatto non costituisce reato, scrivendo testualmente in sentenza: “Il consiglio comunale di Aci Catena è stato effettivamente sciolto anche a causa dei ravvisati collegamenti tra il sindaco Nicotra ed esponenti di Aci Catena legati alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano”.

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