Strana storia. Il Consorzio Icaro è un colosso campano dei servizi sociali che raggruppa 111 cooperative del settore. Ha sede a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), soci sparpagliati tra la Campania, il Lazio e la Liguria e fino a ieri ha gestito pure beni confiscati alla camorra, dopo aver organizzato in passato iniziative a braccetto con Libera, come quella svolta il 29 giugno 2007 in un pescheto dei clan nel casertano.

Ma nelle scorse settimane sul Consorzio Icaro è piovuta una informativa atipica antimafia, che riporta un brandello di un provvedimento giudiziario che accenna al coinvolgimento dei suoi dirigenti in un’inchiesta sulla (mala)gestione delle proprietà sottratte ai clan a Pignataro Maggiore (Caserta), culminata nell’arresto e nella successiva assoluzione in primo grado dell’ex sindaco Pdl Giorgio Magliocca, componente dello staff del primo cittadino di Roma Gianni Alemanno.

In seguito alle note della Prefettura di Napoli e di Caserta, rilanciate in anteprima dal sito di informazione locale www.interno18.it, le amministrazioni comunali che hanno rapporti con Icaro – sono decine, tra il napoletano, il casertano e il basso Lazio – stanno chiedendosi se revocare o meno loro appalti e affidamenti. Il Consorzio nel frattempo ha rinunciato alla gestione dei beni confiscati Aria Nova, in via Vicinale Torre dell’Ortello, e Villa Ligato, dove è nata la Fattoria Didattica Cento Moggi. Entrambi a Pignataro.

La vicenda di Icaro, ancora da chiarire in molti punti, dimostra quanto sia labile nelle terre di camorra casalese il confine tra l’antimafia militante e le collusioni con la criminalità organizzata. E quando sia difficile rispondere alla domanda se quel confine sia stato varcato. Diverse amministrazioni locali, nel dubbio, hanno deciso di interrompere i contratti con il Consorzio. Il Comune di Napoli ha revocato l’affidamento del servizio di assistenza scolastica agli alunni disabili. Il Comune di Santa Maria Capua Vetere ha concluso il rapporto di gestione di un parcheggio.

Il Comune di Formia (Latina) non ha prorogato il contratto per l’assistenza domiciliare agli anziani. Altre amministrazioni invece hanno prorogato le delibere di loro competenza. E quasi ovunque si è acceso un dibattito furibondo su favorevoli e contrari, perché Icaro ha ramificazioni e contratti su quasi tutto il territorio napoletano e casertano e perché il contenuto dell’informativa prefettizia è scarno e tutto viene rimesso alla discrezionalità della politica. Che come al solito si divide: e qualche volta prevalgono le ragioni di chi non vuole lasciare il territorio sguarnito di servizi sociali essenziali e teme le ripercussioni occupazionali dei provvedimenti di revoca. Icaro è presente pure in costiera sorrentina, e i consiglieri di minoranza di Piano di Sorrento e Sorrento stanno chiedendo chiarimenti ai sindaci sul loro ruolo nel piano di zona.

Poi basta cliccare sul sito di Icaro e leggere che il Consorzio si è attribuito una mission di legalità e si vanta di aver aderito a Libera sin dal 2002, primo socio casertano dell’associazione che riunisce tutte le associazioni schierate contro le mafie. Così Icaro aveva iniziato a gestire beni confiscati alla camorra. Fino a quando nel marzo 2011 non è deflagrata l’inchiesta su Pignataro Maggiore, con l’arresto di Magliocca. Il pm Giovanni Conzo aveva chiesto le manette anche per il presidente dell’epoca di Icaro, Gabriele Capitelli. Richiesta rigettata dal Gip Antonella Terzi.

Magliocca ha chiesto il rito abbreviato e ha concluso prima il processo. Per gli altri indagati la vicenda giudiziaria è ancora aperta. Nel frattempo la prefettura di Napoli ha scritto che “prescindendo da responsabilità penalmente rilevanti secondo il Gip di Napoli, le associazioni a cui erano stato affidati i beni confiscati… tra le quali Icaro… si sono distinte per la loro totale inerzia, permettendo così ai clan di camorra e in particolare al clan Lubrano-Ligato di continuare a ricavare dagli stessi delle rendite”. Ma non ci sono sentenze di colpevolezza. Lo ricordano i dipendenti di Icaro in una lettera aperta diffusa dai giornali casertani. Una lettera piena di angoscia per il futuro del loro posto di lavoro.