L’università americana è stata uccisa, in cinque semplici passi e nel giro di una generazione. Questa la tesi di Homeless Adjunct, una docente statunitense che con il suo post (qui tradotto in italiano) ha ricevuto centinaia di commenti di solidarietà e avviato un vivace dibattito: una sorta di presa di coscienza collettiva del triste stato di moltissime università a stelle e strisce.

Per quelli abituati a sentirsi magnificare gli esempi del Mit o di Harvard la lettura sarà sicuramente scioccante: gli studenti Usa pagano decine di migliaia di dollari all’anno ma il 67% dei loro docenti sono Adjunct Professors: precari con contratti da 10.000 dollari l’anno senza sanità o pensione, senza possibilità di aggiornamento o crescita professionale, senza libertà di insegnamento. Gli Adjuncts non hanno modo di aiutare gli studenti che volessero chiarimenti o approfondimenti: in genere non hanno neanche un ufficio e sopravvivono con secondi lavori o addirittura grazie all’assistenza sociale. In un’università di ricerca gli studenti sborsano 50.000 dollari per seguire corsi affidati ad indaffarati studenti di dottorato che vengono pagati 1000 dollari a semestre. E in tutto questo i presidenti degli atenei, i consiglieri di amministrazione e gli allenatori delle squadre del campus si intascano stipendi faraonici, da centinaia di migliaia fino a milioni di dollari all’anno!

Ecco i cinque passi per la distruzione:

1) tagliare i fondi alla pubblica istruzione superiore,

2) deprofessionalizzare e impoverire la classe docente,

3) introdurre una classe di manager/amministrativi che governi l’università,

4) fare entrare la cultura aziendale e i soldi aziendali,

5) distruggere gli studenti.

Il post di Homeless Adjunct non si limita alle modalità dell’assassinio: come in ogni delitto che si rispetti, il punto chiave è il movente, che risiede nel fatto che l’istruzione “allena ed allarga la mente, sviluppa un essere umano più completo, una persona dalla intelligenza più attiva e un cittadino più coinvolto”. Negli anni ’60 i campus universitari americani furono gli incubatori del dissenso popolare che si manifestò apertamente contro la guerra del Vietnam, contro il razzismo, contro la distruzione dell’ambiente, contro la misoginia, contro l’omofobia: tutte cose che all’establishment non piacquero affatto.

Qui in Italia a che punto siamo? Per il primo punto basta un’occhiata a un grafico; il secondo è stato centrato nel 2005 introducendo (nella legge Moratti) la precarizzazione del ricercatore universitario, opera portata a termine nel 2010 da Maria Stunnel Gelmini. Il punto 3 è il vero capolavoro della legge Gelmini, anche se il merito andrebbe dato al suo principale ghostwriter: a detta di molti, nientemeno che Francesco Profumo.

Meritocraticamente premiato (da chi “ne sa”) con la poltronissima del Miur, Profumo è ora intento a portare a compimento il punto 4 (limitatamente alla cultura, per ora) ma soprattutto il drammatico punto 5. In pieno agosto, ad atenei chiusi, Profumo ha approfittato della spending review per sopraelevare il tetto sulle tasse universitarie, legalizzando l’alleggerimento delle tasche degli studenti italiani fino a svariate centinaia di euro supplementari all’anno.

E il movente? In Italia gli studenti, dopo anni di silenzio, sono tornati nelle piazze con l’Onda del 2008 e di nuovo nel 2010, per difendere l’Università pubblica ma anche (soprattutto) per chiedere dignità e opportunità: un futuro possibile in una società più equa. La risposta è anche qui bipartisan: lo sfondamento del tetto sulle tasse è una dichiarazione di guerra. Profumo & Monti, forti dell’appoggio di quasi tutti i partiti, provano ad approfittare dello shock collettivo della crisi economica per mettere l’ipoteca definitiva (quella culturale) sulla futura società italiana.

Gli studenti rischiano di essere da soli (come quasi sempre, del resto): nelle prossime settimane i docenti universitari saranno occupatissimi a calcolare assurdi indici bibliometrici e preparare il curriculum per partecipare alla grande lotteria per il passaggio di carriera. Per di più, il numero di “premi” disponibili dipenderà (grazie ad una trovata di Profumo) dall’ammontare delle tasse studentesche: più tasse per gli studenti, più posti per i passaggi di carriera. La solita guerra tra (più e meno) poveri.

Nel 1920 H.G. Wells scrisse: “La storia è sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe.” Ora conosciamo le squadre: da una parte gli studenti più maturi e consapevoli che lottano per un futuro per tutti, dall’altra Profumo e Monti in rappresentanza degli squali più avidi. I docenti penseranno tutti solo a comprare il loro particulare biglietto della lotteria? Qualcuno di essi proverà a confrontarsi con gli studenti e ad agire insieme in nome dell’interesse generale? Lo sapremo presto.