Da luglio le reti Mediaset trasmettono spot che invitano i telespettatori a rispondere ad alcune domande molto facili, facendo loro credere di partecipare solo a un’estrazione, ma in realtà abbonandoli a un servizio che ha un costo mensile.

Negli spot alcuni testimonial (fra cui Marco Predolin) invitano i telespettatori a partecipare a un’estrazione che mette in palio un iPad, un iPhone e 500 euro di ricarica. Per aderire basta mandare un SMS al 4.81.82 con la risposta a una domanda molto semplice. Esempio: «Chi è il miglior amico dell’uomo? Il cane o il gatto?». Il problema è che la facilità della domanda spinge i telespettatori “più ingenui” a partecipare senza capire esattamente a cosa vanno incontro, perché le condizioni del servizio sono scritte molto in piccolo su un lato dello schermo. Cosa c’è scritto? Che mandando l’SMS non si partecipa solo all’estrazione, ma si attiva in automatico un abbonamento per ricevere suonerie e sfondi per il cellulare al prezzo di 24 euro al mese.

4.81.82 Patatina o farfallina?

Lo spot è chiaramente ingannevole, perché non importa che le informazioni sui costi ci siano: in comunicazione conta soprattutto quanto e come si indirizza l’attenzione, e in questo caso la sproporzione dei caratteri e il fatto che i quiz siano letti dai testimonial giocano pesantemente a non far notare i costi.

Infatti molti sono già caduti in trappola: ragazzini, disabili, anziani, persone che sono semplicemente distratte hanno dovuto sborsare almeno 24 euro prima di capire, con fatica e vergogna, come disdire l’abbonamento.

Non è la prima volta che spot del genere sono trasmessi in tv, ma fermarli si può: per legge la pubblicità ingannevole o scorretta (vedi la definizione di «ingannevole» e «scorretta») va segnalata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcom), detta Antitrust, che può imporre la sospensione degli spot e comminare all’azienda responsabile una multa fino a 500.000 euro.

Purtroppo, 500.000 euro per molte aziende non sono nulla a fronte dei guadagni che una pubblicità ingannevole può portare. Per questo non mi sono limitata a segnalare gli spot all’Antitrust compilando questo modulo (cosa che invito tutti a fare), ma ho aperto una petizione su Change.org, un’organizzazione che dai primi di luglio è anche in Italia.

La petizione è rivolta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcom), a cui chiediamo non solo di ordinare l’immediato ritiro di questi spot e multare la società responsabile, ma di vigilare perché in futuro spot del genere non possano più andare in onda.

Più siamo, più probabilità ci sono che la vigilanza contro la pubblicità ingannevole – dell’Antitrust e di tutti – sia più forte e costante in futuro. Perciò firma anche tu!

Agcom: stop agli spot ingannevoli in televisione